Il software-spia Pegasus e il bluff sulla posizione: così gli Usa hanno recuperato il pilota disperso in Iran
Le forze speciali Usa hanno recuperato il secondo pilota disperso in Iran dopo l'abbattimento dell'F-15E
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Roma, 12 aprile 2026 – Nuovi dettagli emergono sulle operazioni condotte dall'intelligence statunitense durante la crisi dei piloti abbattuti e dispersi in Iran. Secondo quanto riportato dal Times di Londra e dal Times of Israel, la Cia avrebbe schierato il controverso software spia Pegasus, di produzione israeliana, non solo per scopi di sorveglianza, ma come vera e propria arma di guerra psicologica e depistaggio per garantire il successo della missione di recupero del secondo aviatore americano. Il software, sviluppato dalla Nso Group, è tristemente noto a livello globale per la sua capacità di infiltrarsi nei dispositivi mobili in modalità "zero-click", permettendo di intercettare chiamate, leggere messaggi criptati e attivare microfoni da remoto. Tuttavia, nel contesto dell'operazione di salvataggio avvenuta nelle remote regioni montuose dell'Iran centrale, la Cia avrebbe sfruttato una funzione meno discussa ma estremamente efficace: la possibilità di inviare falsi messaggi attraverso piattaforme come WhatsApp o Signal che appaiono, in tutto e per tutto, inviati dall'utente legittimo del telefono hackerato. L'agenzia di spionaggio americana avrebbe utilizzato questa capacità per inondare i dispositivi della leadership di Teheran e degli ufficiali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica con informazioni mendaci. L'obiettivo era creare un diversivo digitale mentre le forze speciali sul campo rischiavano la vita. "Abbiamo fatto in modo che pensassero che si trovasse in una posizione diversa, perché c'era una vasta forza militare là fuori – migliaia di persone stavano cercando", ha dichiarato il Presidente Donald Trump durante una conferenza stampa, ammettendo implicitamente l'uso di tattiche di sotterfugio. Come riportato da Bbc News, i dettagli emersi descrivono una vera e propria corsa contro il tempo e contro l'avanzata degli operativi iraniani per trovare l'ufficiale nel profondo del territorio ostile. I messaggi inviati tramite Pegasus avrebbero convinto i comandi iraniani che il pilota era già stato recuperato in un settore diverso da quello reale, inducendo le Guardie della Rivoluzione a spostare truppe e risorse lontano dal nascondiglio dell'aviatore. Quest'ultimo, un ufficiale addetto ai sistemi d'arma di un F-15E Strike Eagle, si trovava ferito seriamente in un crepaccio a circa 7.000 piedi di altitudine. Mentre le unità speciali dei Navy Seals venivano paracadutate per l'estrazione, la campagna di inganno digitale della Cia agiva come uno scudo invisibile. Le autorità iraniane hanno aspramente criticato l'operazione, definendola un fallimento parziale a causa della perdita di alcuni velivoli di supporto americani rimasti bloccati nel terreno fangoso. Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando militare iraniano, ha descritto Trump come "il presidente ignorante, intrappolato nella palude della guerra e dell'aggressione che lui stesso ha iniziato", aggiungendo che qualsiasi infiltrazione avrebbe affrontato una "sconfitta decisiva e vergognosa". Nonostante le dichiarazioni trionfali di Teheran, che ha mostrato in televisione i rottami dei C-130 e degli elicotteri distrutti dagli stessi americani per non lasciarli in mani nemiche, il successo del recupero dell'aviatore rimane un punto fermo per Washington. Un ufficiale dell'intelligence israeliana ha confermato al Jerusalem Post che anche l'Idf ha collaborato, lanciando attacchi "progettati per agire come diversivo, attirando le forze di sicurezza iraniane lontano dal sito dell'incidente e verso altre aree". L'integrazione tra attacchi cinetici di diversione e l'uso di Pegasus per il depistaggio via messaggistica istantanea segna una nuova frontiera della guerra ibrida. Sebbene i funzionari statunitensi abbiano parlato apertamente di attività di depistaggio, l'uso specifico del software israeliano Pegasus aggiunge un ulteriore livello di complessità diplomatica, confermando lo stretto legame tecnologico tra la Cia e l'industria della sorveglianza israeliana, anche in operazioni di combattimento diretto contro la Repubblica Islamica. Il pilota, infine, è atterrato in Kuwait per ricevere cure mediche; secondo Trump, sebbene "seriamente ferito", l'ufficiale "starà bene".
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