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F-15 abbattuto, l’Iran mette una taglia sui piloti dispersi: scattano le ronde sui monti. Missione Usa con i Black-Hawk

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03.04.2026

Media iraniani mostrano i resti dell'F-15 Usa abbattuto (pezzi del velivolo e un sedile)

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Teheran, 3 aprile 2026 – È una corsa contro il tempo quella che si sta consumando nelle province del sud-ovest dell'Iran, dove le forze speciali statunitensi e le Guardie della rivoluzione si contendono il recupero di due aviatori americani (sebbene alcune fonti indichino una sola persona). Secondo quanto riferito da Axios, che cita fonti informate e media regionali, un caccia F-15E Strike Eagle è stato abbattuto dal fuoco nemico, segnando la prima perdita di un jet statunitense per mano diretta dell'Iran dall'inizio delle ostilità. La testata sottolinea come sia in corso un'operazione di ricerca e salvataggio su vasta scala per localizzare i due membri dell'equipaggio, la cui cattura rappresenterebbe un danno d'immagine incalcolabile per l'amministrazione Trump.

I media confermano, ma Washington resta prudente

L'incidente, avvenuto nelle prime ore di venerdì 3 aprile 2026, ha scatenato una violenta guerra di informazione. Sebbene il regime di Teheran abbia inizialmente rivendicato l'abbattimento di un F-35 stealth, le analisi tecniche condotte dalla testata specialistica Twz sulle foto dei rottami individuati nella provincia di Kohgiluyeh indicano che si tratti di un F-15E del 494th Fighter Squadron, unità di base a Raf Lakenheath e vero e proprio protagonista dell'operazione Epic Fury. Mentre il Pentagono mantiene ufficialmente una posizione di prudenza, affermando che tutti i velivoli sono "accounted for" ("nessuno manca all'appello"), anche i media statunitensi stanno confermando che l'abbattimento è effettivamente avvenuto e che gli sforzi per il recupero sono la priorità assoluta del comando centrale.

Una taglia sulla testa dei due piloti

Le autorità iraniane hanno risposto mobilitando la popolazione civile e mettendo una taglia sulla testa dei piloti. L'agenzia Tasnim ha riferito che uno dei piloti si sarebbe eiettato atterrando sul territorio controllato da Teheran e che le forze di sicurezza avrebbero già effettuato la cattura, ma la persistenza dei voli di ricognizione americani suggerisce una realtà diversa. Video trasmessi dai canali locali mostrano elicotteri Black Hawk e aerei C-130 Hercules che sorvolano ossessivamente le aree di Ahvaz e Chaharmahal e Bakhtiari. Secondo Tasnim, almeno un elicottero statunitense impegnato nel soccorso sarebbe stato messo in fuga dal fuoco della difesa aerea vicino al confine.

Il clima a terra sarebbe di massima allerta. Gli abitanti delle zone montuose, esortati dal regime, avrebbero impugnato le armi per partecipare alla 'caccia' ai militari statunitensi. Le fonti iraniane citate da Axios ipotizzano che Washington, per coprire il fallimento, possa presentare nelle prossime ore "un'altra persona come il pilota salvato", ma la pressione sul campo resta altissima. Al momento, si teme che i due aviatori siano stati separati durante l'eiezione o che siano nascosti in zone impervie, circondati da civili e milizie al comando degli ayatollah.

Infrastrutture energetiche ancora nel mirino

Per quanto riguarda l'andamento del conflitto, si è trattato di un'altra giornata di attacchi devastanti contro le infrastrutture energetiche del Golfo. L'Iran ha rivendicato colpi diretti contro un impianto di desalinizzazione in Kuwait e il complesso del gas di Habshan ad Abu Dhabi. “La brutale aggressione perpetrata dal regime israeliano contro l'impianto di desalinizzazione del Kuwait è un segno della viltà degli occupanti”, ha dichiarato il comando militare iraniano Khatam al-Anbiya, cercando di giustificare la propria offensiva.

Donald Trump ha reagito su Truth Social minacciando di colpire le centrali elettriche iraniane come prossima mossa di ritorsione. L'eventuale recupero dei due aviatori americani potrebbe giocare un ruolo importante negli equilibri politici a Washington, dove la Casa Bianca che ha appena richiesto un budget record per la difesa da 1,5 trilioni di dollari, nel contesto di una guerra già poco 'sentita' dall'opinione pubblica.

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