Acquaroli: “Sì al referendum. Lo scopo è rafforzare tutta la magistratura”
Francesco Acquaroli, 51 anni, è al secondo mandato alla guida delle Marche
Articolo: Referendum giustizia, Michele de Pascale: io voto no. “Riforma arrogante: non c’è stato confronto”
Articolo: Padre Alberto Maggi a gamba tesa: "Il governo vuole restare impunito. Al referendum in campo per il No"
Articolo: Referendum, Parisi ha scelto. Il sì di uno dei padri dell’Ulivo
Ancona, 18 marzo 2026 – Francesco Acquaroli, governatore delle Marche, il fronte del no sostiene che dietro la riforma della giustizia ci sia il malcelato tentativo di assoggettare la magistratura all’esecutivo. Come ribatte?
“È esattamente il contrario, con la riforma si va nella direzione di una maggiore autonomia e valorizzazione costituzionale della magistratura, ponendo l’Italia in linea con i Paesi più avanzati. La separazione delle carriere, per fare un esempio, è il modello previsto nella maggioranza delle democrazie occidentali. Comunque, la riforma innova, ma sempre nel solco e nel rispetto dei principi fondamentali della nostra Costituzione”.
Secondo lei, in questi anni ci sono stati casi nei quali la magistratura ha indebitamente influenzato il potere politico?
“Sicuramente ci sono stati casi che hanno fatto molto discutere e sono stati oggetto di polemiche. Io rispetto la magistratura e il suo operato. E anzi l’auspicio è che anche in questi giorni si resti nel merito del testo della riforma e non si travalichi. Il dialogo e la collaborazione tra i poteri dello Stato sono elementi fondamentali per il rilancio del Paese, ognuno nei propri ruoli e senza ingerenze”.
Questa riforma, secondo lei, è in grado davvero di incidere sugli aspetti della giustizia che più interessano il cittadino: velocità dei processi, certezza delle pene e sicurezza in generale?
“Il governo ha già potenziato le assunzioni e ha investito sulla giustizia molto più che in passato. Questa riforma non riguarda il funzionamento quotidiano della giustizia, ma costruisce una migliore architettura, più moderna ed efficace”.
Non teme che la politicizzazione del referendum rischi di trasformarlo in un voto sul governo con conseguenze sulla tenuta dell’esecutivo? In altre parole, non teme un effetto simile a quello scontato nel 2016 da Renzi?
“No. Renzi annunciò che se non fosse passato il referendum, si sarebbe dimesso. Il presidente Meloni ha avuto un approccio completamente diverso, pragmatico e focalizzato nel merito della riforma. Non c’è nulla di paragonabile, i contenuti di questa riforma sono stati inseriti nel programma elettorale del centrodestra che gli italiani hanno ampiamente votato. Mi permetto di dire che la politicizzazione è fatta da chi non ha argomenti di merito e cerca di sfruttare l’occasione del referendum, invano, per provare a mettere in difficoltà il governo. Chi sceglie il no non cambia la giustizia né il governo, condannando l’Italia a restare indietro in questo settore nevralgico per la vita di cittadini, famiglie e imprese”.
Gli attacchi continui della politica alla magistratura, e viceversa, rischiano di avvelenare ulteriormente i rapporti e minare la fiducia dei cittadini. A chi giova questo clima?
“Ho molto rispetto della magistratura, credo sia un’istituzione cardine del sistema democratico, che va supportata nello svolgimento delle proprie, fondamentali funzioni. La riforma punta alla piena attuazione dell’articolo 111 della Costituzione in materia di giusto processo. In tal senso, il referendum offre l’opportunità di ribadire l’importanza del dialogo e del rispetto dei ruoli tra poteri dello Stato”.
© Riproduzione riservata
