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Il segreto dello scudo termico di Artemis 2: ecco come la missione dei record è tornata a casa

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11.04.2026

Dopo i problemi di Artemis 1, la capsula Integrity rientra indenne a 2.700 gradi. Ecco la tecnologia che apre la strada all’allunaggio del 2027.

Con lo Splashdown di questa notte (le due del mattino in Italia), si è conclusa una delle più importanti missioni spaziali degli ultimi anni. Non soltanto perché l’umanità ha stabilito nuovi record, come quello di distanza, quanto perché ora sappiamo che i nuovi sistemi progettati per riportarci sulla Luna sono affidabili e consentono di continuare il programma spaziale che vedrà l’uomo abitare il nostro satellite naturale. La capsula Integrity, con i suoi 5 metri di diametro, ospita lo scudo termico più grande mai realizzato che ora è stato collaudato in volo a 2.700 gradi con un rientro preciso, rapido e super controllato dalla tecnologia.

Dopo che Artemis 1, nel suo volo automatico, aveva mostrato un’usura eccessiva allo scudo termico, quello di Artemis 2 è stato un rientro con un angolo di atterraggio più ripido per limitare il tempo di esposizione dello scudo termico alle condizioni estreme dell’atmosfera. E Integrity è sopravvissuta alla sua prova, ha toccato l’atmosfera sopra l’Oceano Pacifico a sud-est delle Hawaii alle 01:53 italiane e dieci minuti dopo i paracadute di frenata si aprirono come previsto, seguiti a breve distanza dai tre paracadute principali. Questi ultimi rallentano la discesa fino a 31 km/h, la stessa velocità che aveva al momento dell’ammaraggio al largo della costa di........

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