Scuola, affitti, mutui e tasse: quanto ci costa davvero il rientro di settembre
Tasse, mutui, libri di testo, mense e affitti universitari. Calendario alla mano, quanto costa davvero tornare alla normalità
Settembre possiede una crudeltà economica tutta particolare, perché raramente porta con sé una sola grande spesa capace di mettere in crisi un bilancio familiare e molto più spesso ne concentra cinque, sei, dieci, tutte perfettamente normali e proprio per questo difficili da evitare. Finiscono le ferie, ricomincia la scuola, si comprano i libri e il materiale necessario, tornano le mense, gli studenti universitari devono trovare o confermare una stanza, la rata del mutuo continua ad arrivare mentre il conto corrente deve nuovamente assorbire il ritmo pieno della vita quotidiana e, nello stesso momento, anche il calendario fiscale esce dalla tregua estiva. È questa sovrapposizione, più ancora del singolo rincaro, a costruire quella che si potrebbe chiamare l’Agenda nera di settembre, un calendario nel quale quasi ogni casella ha un prezzo.
Il contesto, del resto, non è quello di un Paese nel quale il problema dei prezzi sia improvvisamente scomparso. I dati definitivi dell’Istat pubblicati il 12 agosto, gli ultimi disponibili al 17 agosto 2026, indicano per luglio un’inflazione del 2,9 per cento su base annua, appena sotto il 3 per cento di giugno; il cosiddetto «carrello della spesa», cioè i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona, cresce dell’1 per cento, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, quelli che entrano più continuamente nella vita di una famiglia, aumentano del 3,4 per cento. L’inflazione acquisita per l’intero 2026 è arrivata al 2,7 per cento.
Non significa che tutto costi il 2,9 per cento in più, perché l’inflazione è una media e al suo interno convivono movimenti molto differenti, ma significa che il ritorno alla normalità avviene dentro un livello generale dei prezzi ancora superiore a quello di un anno fa, proprio mentre ricominciano alcune delle spese meno comprimibili dell’anno.
La prima casella dell’agenda è la scuola
È probabilmente il simbolo più immediato del rientro: le liste dei libri, lo zaino che deve essere sostituito, quaderni, astucci, materiale da disegno e tutto ciò che serve per ricominciare. Sul «caro scuola», però, è necessario separare i numeri effettivamente disponibili dalle previsioni che ogni agosto finiscono per trasformarsi in titoli sulla stangata.
Per l’anno scolastico 2026/2027 il ministero dell’Istruzione e del Merito ha aggiornato i tetti di spesa dei libri di testo delle scuole secondarie applicando il tasso di inflazione programmata per il 2026, fissato all’1,5 per cento. Nella scuola secondaria di primo grado il limite complessivo previsto è di 303 euro per la prima classe, 121 euro per la seconda e 136 euro per la terza, mentre per le superiori l’importo cambia in base all’indirizzo e all’anno di corso.
Quei tetti non coincidono automaticamente con la cifra che ogni famiglia troverà sullo scontrino, perché dipendono dalle adozioni effettuate dalle singole scuole e dalle caratteristiche del percorso di studi, ma costituiscono il riferimento ufficiale entro cui si muove la spesa libraria. Ed è importante non confonderli con le stime commerciali sul costo complessivo del rientro, che comprendono invece materiale, accessori e prodotti scelti liberamente dalle famiglie.
L’ultima rilevazione........
