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L’AI promette di farci lavorare meno. Ma metà del tempo risparmiato finisce a correggerla

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11.03.2026

Una ricerca globale di Workday rivela il paradosso dell’intelligenza artificiale nel lavoro: aumenta la produttività, ma il 40% del tempo guadagnato viene perso a correggere errori e riscrivere output

L’intelligenza artificiale doveva liberare tempo, semplificare il lavoro e rendere le aziende più efficienti. In parte lo sta facendo. Ma mentre gli strumenti di AI entrano sempre più nelle attività quotidiane degli uffici, emerge anche un paradosso sempre più evidente: gran parte del tempo che la tecnologia promette di far risparmiare viene poi speso a controllarla.

Secondo una nuova ricerca globale presentata da Workday, infatti, quasi il 40% del tempo guadagnato grazie all’intelligenza artificiale viene successivamente perso in attività di rielaborazione: correggere errori, verificare informazioni, riscrivere testi o chiarire risultati poco precisi prodotti dagli algoritmi.

In altre parole, l’AI accelera il lavoro, ma obbliga ancora gli esseri umani a fare da revisori permanenti.

In Italia un lavoratore su due corregge l’AI

Il fenomeno riguarda anche l’Italia in modo molto concreto.

La ricerca mostra che un lavoratore italiano su due dedica normalmente da una a due ore a settimana a correggere o riscrivere risultati generati dall’intelligenza artificiale. Un lavoro silenzioso, spesso invisibile, che riduce in parte i benefici promessi dalla tecnologia.

Eppure l’impatto positivo dell’AI è reale: quattro dipendenti italiani su dieci dichiarano di riuscire a risparmiare fino a un giorno di lavoro a settimana grazie all’utilizzo degli........

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