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Instagram crea dipendenza. Perché l’Unione europea accusa Meta e cosa può cambiare per gli utenti

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10.07.2026

La Commissione europea accusa Meta di aver progettato Instagram e Facebook per favorire un uso compulsivo. Nel mirino finiscono algoritmo, scroll infinito, autoplay e notifiche: cosa cambia per utenti e minori.

Aprire Instagram per un minuto e ritrovarsi ancora lì mezz’ora dopo. Guardare un Reel, poi un altro, poi un altro ancora. Scorrere il feed senza arrivare mai a una fine, lasciarsi trascinare da notifiche, suggerimenti, video che partono da soli, contenuti sempre più aderenti ai propri gusti, alle proprie paure, ai propri desideri, alle proprie fragilità. Per anni tutto questo è stato raccontato come una normale conseguenza del successo dei social: se una piattaforma funziona, gli utenti restano. Ora, però, l’Unione europea cambia la prospettiva e mette nero su bianco un’accusa molto più pesante: Instagram e Facebook non si limiterebbero a essere coinvolgenti, ma sarebbero progettati in modo da favorire comportamenti compulsivi.

La Commissione europea ha infatti comunicato di aver rilevato in via preliminare una violazione del Digital Services Act da parte di Meta, la società di Mark Zuckerberg che controlla Facebook e Instagram. Al centro dell’indagine c’è il cosiddetto “addictive design”, cioè il design pensato per aumentare il tempo trascorso sulle piattaforme e rendere più difficile interrompere l’utilizzo. Nel mirino finiscono alcune delle funzioni più familiari a chiunque usi i social ogni giorno: lo scroll infinito, l’autoplay dei video, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati.

Non si tratta di un dettaglio tecnico, né di una disputa tra Bruxelles e Silicon Valley riservata agli addetti ai lavori. Il tema riguarda milioni di utenti, genitori, insegnanti, psicologi, medici, educatori e adulti che ogni giorno si chiedono perché sia così difficile staccarsi dal telefono. La domanda, questa volta, non è più soltanto quanto tempo passiamo su Instagram, ma quanto quel tempo sia davvero scelto da noi e quanto invece sia guidato da meccanismi progettati per trattenerci.

L’accusa della Commissione europea a Meta

Secondo la Commissione europea, Meta non avrebbe valutato e mitigato in modo adeguato i rischi che il design di Instagram e Facebook può avere sul benessere fisico e mentale degli utenti, compresi minori e adulti vulnerabili. Bruxelles ritiene inoltre che le misure adottate finora dalla società non siano sufficienti ad affrontare i rischi derivanti da un funzionamento costruito intorno al coinvolgimento continuo.

Il punto centrale è proprio questo: le piattaforme non vengono analizzate soltanto per i contenuti che ospitano, ma per il modo in cui sono costruite. Per anni il dibattito sui social si è concentrato su fake news, odio online, cyberbullismo, truffe e moderazione dei post. Ora l’Unione europea guarda direttamente all’architettura dell’esperienza: come si scorre, cosa viene suggerito, quando parte un video, quanto è facile fermarsi, quanto è facile ignorare una pausa, quanto l’algoritmo spinge verso contenuti sempre nuovi.

È un cambio di passo importante. Perché significa che il problema non è più soltanto “che cosa vediamo” sui social, ma “come” le piattaforme ci portano a restare lì. E se l’algoritmo premia il tempo di permanenza, l’attenzione continua e la reazione emotiva, allora la dipendenza non è più soltanto un comportamento individuale, ma diventa una conseguenza possibile del modello stesso su cui si regge il social network.

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