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Garlasco, la settimana dei dubbi: vecchi verbali riemersi, scarpe e scontrino dividono gli esperti

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18.07.2026

Dal racconto di Stefania Cappa allo scontrino di Vigevano, fino alle scarpe Frau e alle critiche alla condanna di Alberto Stasi: tutte le ultime novità sul delitto di Garlasco, senza una nuova prova decisiva

Più che la settimana delle svolte, è stata la settimana dei dubbi. Il delitto di Garlasco non smette di stare al centro dei programmi televisivi, delle ricostruzioni giornalistiche e del confronto tra consulenti, avvocati ed ex magistrati. Sono riemersi passaggi di verbali rimasti finora ai margini, sono state rimesse in discussione alcune delle valutazioni tecniche che contribuirono alla condanna di Alberto Stasi e si è riacceso lo scontro sullo scontrino del parcheggio di Vigevano prodotto da Andrea Sempio.

Tutto significativo. Niente, però, che possa essere definito una nuova prova decisiva.

Il quadro giudiziario, infatti, non è cambiato durante questa settimana. Alberto Stasi resta l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia il 13 agosto 2007. Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, è invece l’unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

La Procura pavese ha chiuso le indagini nei suoi confronti nel maggio scorso, contestandogli di essere l’autore dell’omicidio. Gli atti raccolti dovrebbero essere valutati anche dalla Procura generale di Milano in relazione a un’eventuale revisione del processo Stasi. Ma, fino al 17 luglio, non è emersa una nuova decisione giudiziaria: nessuna richiesta di rinvio a giudizio resa nota, nessuna revisione formalmente avviata e nessuna perizia appena depositata capace di riscrivere da sola la storia processuale.

Il racconto di Stefania Cappa mai entrato nei verbali

La novità più concreta della settimana riguarda la videoaudizione di Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi, sentita il 5 maggio scorso dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano.

In un passaggio reso pubblico il 13 luglio, Stefania Cappa ha ricordato un episodio avvenuto prima dell’omicidio. Mentre si trovava nella villetta insieme a Chiara, le due avrebbero sentito suonare un allarme all’esterno. Chiara sarebbe quindi corsa in strada, in via Pascoli, indossando ciabatte e un pigiamino bianco. Secondo la cugina, appariva molto spaventata.

Il particolare assume interesse soprattutto perché Stefania sostiene di averlo già raccontato durante le indagini del 2007. Nei verbali dell’epoca, tuttavia, non sarebbe stato riportato.

Il racconto è stato immediatamente presentato come un elemento in grado di demolire uno dei pilastri della condanna di Stasi: l’idea che Chiara, particolarmente riservata, non avrebbe aperto la porta o si sarebbe mostrata in abiti da casa davanti a una persona con la quale non aveva grande confidenza.

La portata del nuovo passaggio deve però essere ridimensionata. L’episodio raccontato da Stefania Cappa dimostrerebbe, al massimo, che in una precedente occasione Chiara era uscita precipitosamente dalla villetta in pigiama. Non dimostra che la mattina del 13 agosto abbia aperto la porta a uno sconosciuto. Non chiarisce chi sia entrato in casa e non identifica l’assassino.

Resta semmai un’altra domanda: perché un particolare ritenuto così vivido dalla testimone non fu messo nero su bianco nel 2007? È proprio nella distanza tra quanto le persone sostengono di aver raccontato e ciò che compare negli atti che la nuova inchiesta sta facendo emergere alcune delle maggiori fragilità delle indagini originarie.

Lo scontrino di Vigevano:........

© Panorama