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Fiscal drag, la tassa invisibile su stipendi e pensioni: perché gli aumenti valgono meno

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29.09.2026

Stipendi e pensioni salgono per inseguire l’inflazione, ma una parte degli aumenti rischia di tornare subito al Fisco. Il fiscal drag potrebbe pesare per oltre 8 miliardi nel 2026-2027 e, nello scenario peggiore, arrivare a 12,74 miliardi

A prima vista sembra un paradosso: lo stipendio aumenta, la pensione viene rivalutata, sulla busta paga compare finalmente una cifra più alta, eppure alla fine il miglioramento percepito è molto più piccolo di quanto ci si aspettasse. In alcuni casi, una volta considerato quanto sono aumentati i prezzi, il contribuente può addirittura scoprire di essere diventato più povero in termini reali nonostante guadagni più euro rispetto a prima.

È qui che entra in gioco il fiscal drag, il drenaggio fiscale che viene spesso definito una “tassa invisibile” perché non richiede l’introduzione di una nuova imposta né un aumento formale delle aliquote. Basta che crescano i redditi nominali mentre una parte importante del sistema fiscale rimane ferma.

Il fenomeno torna ora al centro dell’attenzione per le nuove simulazioni degli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo. Nel biennio 2026-2027, secondo i loro calcoli aggiornati alle previsioni della Banca d’Italia, il fiscal drag potrebbe produrre 8,1 miliardi di euro di maggiore prelievo nello scenario centrale, salire a 9,35 miliardi con un’inflazione più elevata e arrivare fino a 12,74 miliardi nello scenario più severo.

In quest’ultimo caso, circa 9 miliardi ricadrebbero sui lavoratori dipendenti e quasi 4 miliardi sui pensionati. Si tratta, è bene precisarlo, di simulazioni legate a diversi scenari di inflazione e non di un conto già scritto per i contribuenti italiani.

Perché un aumento di stipendio può valere meno di quanto sembra

Il punto di partenza è l’inflazione. Se i prezzi aumentano, lavoratori e pensionati hanno bisogno di un reddito nominale più alto soltanto per riuscire a comprare le stesse cose di prima.

Un aumento del 5% dello stipendio, di fronte a un aumento dei prezzi vicino al 5%, non significa quindi essere diventati realmente più ricchi: significa, nella migliore delle ipotesi, tentare di conservare lo stesso potere d’acquisto.

Il problema nasce quando l’adeguamento del reddito all’inflazione incontra un sistema Irpef progressivo nel quale scaglioni, soglie e diversi meccanismi di detrazione non vengono automaticamente rivalutati allo stesso ritmo dei prezzi.

Il Fisco vede un reddito nominale più alto e può quindi chiedere un’imposta maggiore, anche se quell’incremento di reddito non rappresenta un vero arricchimento ma soltanto il tentativo di recuperare ciò che l’inflazione ha già eroso.

È questa la ragione per cui il fiscal drag è così poco visibile. Nessuno riceve........

© Panorama