Venezia, 5 film in gara e zero premi: la disfatta totale del cinema italiano
Dietro il trionfo di May el-Toukhy ed elogi internazionali, Venezia certifica il distacco dei film italiani dai temi del mondo reale.
La risposta è no. Un no su tutta la linea. Un no bello tondo. Senza appello. Il cinema italiano lascia il Lido di Venezia a mani vuote. Stiamo parlando del concorso per il Leone d’oro, dove la bocciatura è totale e non bastano certo alcuni premi nelle sezioni secondarie (Riccardo Scamarcio, miglior attore di Orizzonti in I figli della scimmia) a compensare un verdetto inequivocabile.
Dopo che i festival di Berlino e Cannes avevano bellamente ignorato i nostri registi ci si chiedeva se l’iscrizione al concorso di cinque film italiani, sui 20 totali, fosse il segno di una rinascita o, quanto meno, di un risveglio. I giornalisti di settore più competenti si domandavano, speranzosi, se questa Mostra di Venezia avrebbe decretato il riscatto dell’Italcinema. La risposta è no. Zero tituli. È la prima notizia scaturita dal verdetto della giuria presieduta dalla regista e attrice americana Maggie Gyllenhaal (e composta da Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To).
La scelta di May el-Toukhy e i riconoscimenti d’autore
Il Leone d’oro per il miglior film va a Kvinde Ukendt (Woman unknow) di May el-Toukhy, un’opera che narra il tentativo di riscatto di Marie, una domestica che sta per sposare il ricco vedovo per cui lavora quando, dal suo passato, affiora un segreto inconfessabile: durante la guerra ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Mathilde Arcel che........
