Da Omero a Travis Scott, perché il rap è la nuova poesia epica
Affidando a Travis Scott il primo canto dell’Odissea, Christopher Nolan riporta il poema alle sue origini orali e avvicina la voce degli antichi aedi a quella dei rapper contemporanei.
Prima che diventasse un libro, L’Odissea era una voce. Viaggiava da una bocca all’altra, prendeva forma davanti a un pubblico e affidava al ritmo il compito di tenere insieme nomi, imprese, naufragi e ritorni. Pronunciata, modulata e probabilmente cantata da poeti capaci di trasformare una memoria condivisa in spettacolo.
Questa sua origine dà vita a una delle scelte più sorprendenti compiute da Christopher Nolan per il suo adattamento dell’epopea omerica. Ad aprire il film non è uno degli attori più riconoscibili del suo cast, ma Travis Scott, in piedi sopra una tavola mentre intona il canto di Odisseo davanti a una sala gremita. Il rapper interpreta il ruolo dell’aedo, colui che, nel mondo antico, faceva vivere le storie attraverso la propria voce.
Una presenza che a prima vista potrebbe sembrare un’incursione pop in un universo lontanissimo, ma che per Nolan risponde a un preciso ragionamento. «L’ho scelto perché volevo richiamare l’idea che questa storia sia stata tramandata come poesia orale, qualcosa di analogo al rap», ha spiegato il regista. Non si tratta quindi di modernizzare Omero applicandogli un linguaggio estraneo, quanto di restituire all’opera la sua........
