La Corea del Nord avanza verso Sud: cosa sta succedendo nella DMZ
La Corea del Nord fortifica la DMZ con strade, mine e recinzioni. A Yeoncheon un tracciato potrebbe aver superato la linea di confine di 57 metri
Due anni fa, dal Typhoon Observatory di Yeoncheon, la Corea del Nord sembrava vicinissima e allo stesso tempo irraggiungibile. Davanti agli occhi c’erano il fiume Imjin, una distesa quasi perfetta di colline verdi, le torrette militari e il filo spinato. Un paesaggio apparentemente immobile, nel quale risultava difficile conciliare la tranquillità della natura con il peso della sorveglianza, della divisione e delle storie spezzate.
Panorama aveva raccontato proprio da qui il carattere surreale del confine coreano: un luogo in cui il territorio nordcoreano si vede a occhio nudo, ma non può essere raggiunto né, in alcuni punti, fotografato. La distanza fisica è minima; quella politica, umana e militare sembrava già allora incolmabile.
Oggi quelle stesse colline sono cambiate. Sul versante opposto dell’Imjin sono apparsi tre ordini di recinzioni, una strada sterrata abbastanza larga da consentire il passaggio dei mezzi e grandi porzioni di terreno disboscate o scavate. In prossimità di Hill Betty, una delle alture combattute nelle ultime settimane della guerra di Corea, i soldati nordcoreani hanno persino fatto esplodere una parte del pendio per ricavare materiale da costruzione.
La novità più grave, però, non è ciò che può essere osservato con un binocolo. Secondo l’analisi di immagini satellitari realizzata dalla società sudcoreana TelePIX, un tratto della nuova strada tattica potrebbe avere superato la linea di demarcazione militare, la Military Demarcation Line che dal 1953 divide i due eserciti.
Circa 160 metri di strada risulterebbero costruiti sul lato meridionale della linea, con una penetrazione massima stimata in 57 metri. La società ha precisato che le misurazioni presentano un margine di errore e devono essere confermate. Le forze armate sudcoreane, per il momento, hanno evitato di convalidare direttamente lo sconfinamento, limitandosi ad assicurare che l’area viene sorvegliata con particolare attenzione.
Cinquantasette metri possono apparire insignificanti. Nella Zona demilitarizzata coreana, tuttavia, sono sufficienti per trasformare una strada di servizio in una possibile violazione dell’armistizio, un errore topografico in un’incursione militare e un colpo di avvertimento nell’inizio di una crisi.
La DMZ non è il confine che immaginiamo
La guerra di Corea non è mai terminata con un trattato di pace. Il 27 luglio 1953 i comandanti militari del Comando delle Nazioni Unite, dell’esercito nordcoreano e dei volontari cinesi firmarono un armistizio che sospese i combattimenti e impose la separazione delle forze. La Corea del Sud, formalmente, non fu tra i firmatari.
Al centro dell’ultima linea del fronte venne tracciata la Military Demarcation Line. Gli eserciti dovettero arretrare di due chilometri per parte, creando una fascia larga complessivamente quattro chilometri e lunga circa 241, pensata come zona cuscinetto per evitare gli incidenti che avrebbero potuto provocare la ripresa delle ostilità. Settantatré anni dopo, quell’armistizio resta ancora l’unico fondamento giuridico della tregua coreana.
La MDL, però, non è un muro né una recinzione continua. È una linea teorica che attraversa montagne, boschi, corsi d’acqua e terreni difficilmente accessibili. Venne indicata attraverso una........
