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I K-drama giravano già in Italia vent’anni fa. Ora Roma e Seoul vogliono fare cinema insieme

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15.09.2026

Dai K-drama girati in Italia al remake coreano di Perfetti sconosciuti: cosa cambia con il nuovo accordo di coproduzione tra Italia e Corea del Sud.

Nel 2004, quando i K-drama erano ancora un fenomeno quasi esclusivamente asiatico, Netflix non aveva trasformato Seoul in una delle capitali mondiali dell’intrattenimento e la parola Hallyu diceva pochissimo al pubblico italiano, una troupe sudcoreana arrivò nel Vicentino per girare una storia romantica destinata alla televisione SBS. La serie si chiamava Only You, sarebbe andata in onda l’anno successivo e raccontava di una giovane donna coreana che parte per l’Italia inseguendo il sogno di diventare chef, ma dentro quella trama sentimentale c’era già, in forma quasi embrionale, una dinamica che oggi appare molto più importante: l’Italia entrava nell’immaginario audiovisivo coreano come luogo immediatamente riconoscibile, capace di evocare cucina, bellezza, romanticismo e una certa idea dell’Europa.

Le telecamere si spostarono tra Vicenza, con Piazzale della Vittoria e Ponte San Michele, Marostica, Bassano e Montecchio Maggiore, trasformando per qualche settimana una parte del Veneto nel set di una produzione coreana quando ancora nessuno avrebbe parlato di screen tourism, soft power o economia della Hallyu. Ventidue anni dopo, il 7 settembre 2026, quell’incontro apparentemente marginale tra due industrie è diventato politica culturale: a Saint-Paul-de-Vence, a margine del Sommet Lumière, il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il ministro sudcoreano della Cultura, dello Sport e del Turismo Chae Hwi-young hanno firmato il primo accordo bilaterale in materia di coproduzione cinematografica tra Italia e Repubblica di Corea.

La firma non significa che da un giorno all’altro Italia e Corea possano cominciare a fare insieme qualcosa che prima fosse vietato, perché collaborazioni produttive erano già possibili attraverso altri strumenti e alcuni precedenti esistono, ma introduce un cambiamento più strutturale: quando l’accordo entrerà effettivamente in vigore, le coproduzioni riconosciute potranno muoversi all’interno di un quadro bilaterale stabile, con regole condivise e con la possibilità di essere equiparate alle opere nazionali nei due Paesi, secondo le rispettive normative.

Ed è proprio qui che si trova il primo dettaglio da non perdere. Il trattato è stato firmato, ma non è ancora operativo: la Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura precisa che sono tuttora in corso le procedure necessarie alla sua entrata in vigore. Inoltre, almeno per il momento, riguarda il cinema e non l’intero comparto audiovisivo; nel database ufficiale degli accordi internazionali l’estensione all’audiovisivo è indicata come “NO” e la stessa sottosegretaria Lucia Borgonzoni, presente alla firma, ha spiegato che il passo successivo sarà lavorare proprio in quella direzione.

La distinzione può sembrare burocratica, ma non lo è affatto, perché se oggi si parla di Corea del Sud nel mondo dell’intrattenimento il pensiero corre molto più rapidamente alle serie che ai film, e proprio i K-drama rappresentano uno dei terreni sui quali Italia e Corea si sono già incontrate più volte.

Prima della Hallyu globale c’era già il Veneto

Se Only You era arrivato nel 2004 quasi in punta di piedi, pochi anni dopo il rapporto con il territorio italiano era già diventato più ambizioso. Nel luglio 2010 la coreana Taewon Entertainment scelse nuovamente Vicenza e il Veneto per Athena: Goddess of War, spin-off della fortunata serie action Iris, portando il set tra Vicenza, Bassano, Marostica, Montecchio Maggiore, il Padovano e il Bellunese.

Questa volta l’Italia non rappresentava soltanto una parentesi romantica o gastronomica, ma il terreno ideale per una grande spy story internazionale, e il caso è particolarmente interessante perché già allora le istituzioni locali avevano intuito il potenziale turistico di quelle produzioni: Vicenza Film Commission raccontava di una collaborazione con Hana Tour e della realizzazione di materiale promozionale in lingua coreana destinato a indirizzare i visitatori verso il Veneto. In altre parole, prima ancora che lo screen tourism diventasse una delle parole chiave del rapporto tra luoghi e contenuti, una serie coreana stava già producendo un effetto che andava ben oltre il set.

Negli anni successivi anche la geografia italiana utilizzata dai drama si è allargata. Nel 2017 Saimdang, Light’s Diary, con Lee Young-ae e Song Seung-heon, portò parte della propria storia in Toscana, intrecciando il presente della........

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