D23 2026, Disney costruisce il suo prossimo decennio: Frozen 3, Kingdom Hearts e i nuovi mondi dei parchi
Da Monstropolis al Re Leone a Disneyland Paris, passando per Elsa e i Villains: tutti gli annunci con cui Disney ridisegna il suo futuro.
Per capire davvero che cosa Disney stia mostrando al D23 2026 di Anaheim, e soprattutto perché questa edizione sia molto più interessante di una semplice sfilata di sequel, star, trailer e nuove attrazioni, bisogna allontanarsi per un momento dall’Honda Center, dove Kristen Bell, Idina Menzel e Josh Gad hanno chiuso la prima grande serata facendo comparire sullo schermo una misteriosa antagonista di Frozen 3 capace di rivaleggiare con Elsa, e attraversare la strada fino all’Anaheim Convention Center, dove nello stesso momento un altro pezzo del futuro della compagnia esiste già sotto forma di modelli, maquette, Audio-Animatronics e giganteschi alberi deformati. Qui la Roccia dei Re di The Lion King non è più soltanto uno dei luoghi più riconoscibili della storia dell’animazione, perché diventerà un’enorme struttura attraversabile a Disneyland Paris; il deposito delle porte di Monsters & Co. non è più una vertiginosa sequenza cinematografica del 2001, perché a Walt Disney World sarà trasformato nel primo suspended coaster mai costruito da Disney; la foresta nella quale i cattivi delle fiabe sembravano destinati a rimanere confinati diventerà un’intera land di Magic Kingdom; la Terra dei Morti di Coco esisterà contemporaneamente in un sequel, dentro Kingdom Hearts IV e in una nuova attrazione in California. È probabilmente questa sovrapposizione, più di qualsiasi singolo annuncio, a raccontare il vero D23 del 2026: Disney non vuole più soltanto produrre storie, vuole costruire mondi nei quali quelle storie possano continuare a vivere dopo la fine del film.
Non è un caso che Josh D’Amaro, diventato Chief Executive Officer di The Walt Disney Company, abbia aperto il Disney Entertainment Showcase partendo non dai film e nemmeno dai numeri del box office, ma dal rapporto tra la compagnia e il proprio pubblico, ricordando che proprio mentre parlava quasi mezzo milione di persone si trovava nei parchi Disney o a bordo delle sue navi, mentre milioni di altre stavano guardando una storia Disney al cinema o da casa, e quantificando quel legame in oltre quattro miliardi di fan nel mondo. È naturalmente una dichiarazione aziendale, ma contiene anche la chiave per leggere la strategia che Disney sta dispiegando ad Anaheim: un bambino può conoscere Elsa al cinema, incontrarla ad Arendelle in un parco europeo, rivederla su Disney , giocare con il suo universo e, qualche anno dopo, accompagnare a sua volta i propri figli dentro quello stesso immaginario; il valore della proprietà intellettuale non sta quindi più soltanto nel numero di biglietti venduti, ma nella sua capacità di diventare un ambiente culturale persistente, riconoscibile e attraversabile.
Ed è proprio per questo che il D23, nato come grande raduno del fandom, è diventato sempre più chiaramente anche il luogo nel quale Disney presenta la propria architettura industriale futura, facendo convivere nella stessa città Frozen 3 e il futuro di Magic Kingdom, Kingdom Hearts IV e Coco 2, Marvel e una tecnologia di ride mai utilizzata prima, The Lion King sullo schermo, a teatro e dentro un parco europeo. Il padiglione Imagineering: Horizons, il più grande mai realizzato da Walt Disney Imagineering per un D23 e presidiato durante il weekend da oltre 150 Imagineer, rende questa trasformazione particolarmente evidente, perché non espone soltanto concept art ma modelli di progetti ormai in costruzione o sviluppo avanzato in praticamente ogni resort Disney del mondo.
Frozen 3 e la donna che può fare quello che fa Elsa
Naturalmente, prima di arrivare ai parchi, bisogna partire dalla sorpresa con cui Disney Animation ha scelto di chiudere la serata dell’Honda Center, perché Frozen 3 rimane uno dei titoli attraverso i quali la compagnia può misurare meglio la propria capacità di trasformare un film in una mitologia contemporanea. Kristen Bell e Idina Menzel sono salite sul palco per interpretare una nuova versione di Frozen Heart, il brano che apriva il primo film del 2013, mentre Josh Gad ha presentato una nuova canzone scritta per la prima cotta di Olaf, Ooooh, Samantha, ancora una volta firmata da Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez; poi, nel materiale animato mostrato esclusivamente al pubblico, sono tornati Anna, Elsa, Kristoff, Sven e Olaf ed è apparsa quella che Disney definisce una nuova villainess dotata di poteri capaci di rivaleggiare con quelli di Elsa. Disney non ha detto che si tratti di una nuova “Ice Queen” e sarebbe quindi sbagliato presentarla già come tale, ma il semplice fatto che la minaccia venga costruita sul piano del potere magico cambia radicalmente la dinamica della saga, perché per due film Elsa è stata l’eccezione assoluta del suo universo, prima costretta a nascondere ciò che era e poi impegnata a comprenderne l’origine; metterla finalmente davanti a qualcuno che può essere potente quanto lei significa aprire una domanda che Frozen non aveva mai avuto bisogno di affrontare: che cosa resta dell’unicità di Elsa quando Elsa non è più unica?
Il terzo capitolo sarà diretto da Jennifer Lee, già regista dei primi due film, insieme a Trent Correy e arriverà nelle sale americane il 24 novembre 2027. Ma qui il cortocircuito tra cinema e parchi diventa particolarmente evidente, perché mentre ad Anaheim Disney introduce il prossimo conflitto di Elsa, a Disneyland Paris World of Frozen è già diventato un luogo reale: dal 29 marzo 2026 il secondo parco del resort, trasformato in Disney Adventure World, ospita Arendelle, la North Mountain con il palazzo di ghiaccio, Frozen Ever After, un incontro con Anna ed Elsa, ristoranti e negozi dedicati e uno spettacolo diurno ambientato nella baia, elemento centrale di una trasformazione che finirà per modificare oltre il 90 per cento dell’ex Walt Disney Studios Park e quasi raddoppiarne la superficie.
È difficile trovare un esempio più chiaro di ciò che Disney vuole fare nei prossimi anni: mentre il racconto cinematografico continua a produrre nuove domande, il mondo fisico diventa il luogo in cui il pubblico può abitare ciò che sullo schermo ha già imparato a riconoscere.
Kingdom Hearts torna due volte, e una delle due è completamente inattesa
Poi c’è Kingdom Hearts, che in un certo senso anticipava già nel 2002 il modello sul quale Disney oggi sembra voler costruire una parte crescente del proprio futuro, perché venticinque anni fa Square e Disney avevano capito che personaggi appartenenti a mondi differenti potevano convivere non soltanto all’interno dello stesso prodotto, ma dentro una cosmologia capace di trasformare le proprietà intellettuali in territori attraversabili. Sora poteva passare da Agrabah all’Olimpo, incontrare Paperino e Pippo, entrare nel mondo di The Nightmare Before Christmas e continuare a essere percepito come protagonista della stessa storia: una struttura narrativa che oggi appare quasi profetica davanti alla Disney che mette Coco, Marvel, Avatar e Frozen contemporaneamente al cinema, nei videogiochi e nei parchi.
Al D23 Disney & Pixar Games e Square Enix hanno finalmente fornito un’informazione che i fan aspettavano da anni: Kingdom Hearts IV è previsto per la fine del 2027, e tra i nuovi mondi ci sarà quello ispirato a Coco. L’annuncio diventa ancora più significativo perché arriva accanto alle prime informazioni su Coco 2, previsto per novembre 2029, e mentre Disney California Adventure sta preparando la prima attrazione dei parchi interamente dedicata al film Pixar. Miguel, insomma, non tornerà soltanto al cinema: entrerà nella saga di Tetsuya Nomura e, parallelamente, la sua Terra dei Morti diventerà un luogo fisico visitabile in California.
Ma la vera sorpresa è un’altra: Kingdom Hearts diventerà anche una serie anime originale per Disney Channel e Disney , sviluppata insieme allo stesso Tetsuya Nomura e prodotta da Disney Kids & Family con Square Enix. Non sarà, almeno secondo quanto annunciato, la semplice trasposizione animata dei videogiochi, ma una nuova storia destinata ad ampliare quell’universo, una scelta che diventa ancora più interessante se letta nel contesto di un D23 che celebra contemporaneamente il venticinquesimo anniversario del franchise e prepara il suo ritorno videoludico.
Per un franchise dalla cronologia notoriamente labirintica, che negli anni ha distribuito pezzi essenziali della propria storia fra console, portatili e mobile, l’anime può diventare sia una nuova porta d’ingresso per chi non ha mai giocato sia un ulteriore tassello per il pubblico storico; per Disney, invece, è la dimostrazione che un IP nato fuori dal cinema può compiere il percorso inverso, passare dal videogioco alla televisione e contemporaneamente inglobare nuovi mondi prodotti dagli studi della compagnia.
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