La scuola che si gioca tutto a maggio insegna agli studenti a vivere all’ultimo
Ogni anno, la stessa scena: verifiche concentrate, interrogazioni inseguite, studenti in apnea, famiglie in allarme, docenti sotto pressione. Una liturgia stanca che trasforma il tempo della sintesi in una corsa affannosa verso l’ultimo voto.
Maggio arriva con puntualità e prevedibilità, eppure ogni volta coglie il mondo della scuola di sorpresa. Le settimane si riempiono di prove scritte, interrogazioni, recuperi, interrogazioni di recupero, prove suppletive, ultime possibilità, appelli finali; immancabile poil’ultimissima interrogazione su tutto. In pochi giorni si concentra ciò che avrebbe potuto trovare spazio nei mesi precedenti, e il risultato è noto: assenze strategiche, ansia, tensioni, trattative continue, studenti che calcolano, famiglie che protestano, docenti che rincorrono. Eppure, nelle scuole superiori, soprattutto dove l’anno è diviso in trimestre e pentamestre, da gennaio a giugno c’è un tempo lungo, ampio, adatto a costruire un percorso valutativo solido, strutturato eprogrammato. Cinque mesi non sono un intervallo breve, tanto che oltre all’organizzazione iniziale, c’è anchespazio per riprogrammare, ricalibrare e ripianificare alla luce di gite, scioperi, intoppi vari. Ciononostante, accadespesso che a metà maggio una classe si trovi ancora con la pochezza di una o due valutazioni in alcune discipline e la necessità improvvisa e tassativa di completare il quadro prima degli scrutini. È a questo punto che la verifica diventa una pratica d’emergenza, prima di tutto formale, perché serve un numero minimo di........
