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Genitori contro professori: quando un brutto voto diventa uno scontro e la scuola perde autorità

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22.04.2026

Dalle aule agli spogliatoi, cresce l’incapacità adulta di reggere la frustrazione o anche solo la valutazione dei figli. E così ogni critica diventa un torto e ogni decisione sgradita un’ingiustizia

Si comincia dalla scuola, perché è lì che il fenomeno appare con maggiore evidenza e con una frequenza che ormai non sorprende più chi lavora ogni giorno in classe. Un voto basso, una nota disciplinare, una bocciatura rappresentano passaggi ordinari nella vita di uno studente e segnano tappe che possono far parte del percorso di apprendimento, eppure sempre più spesso diventano motivo di scontro tra adulti, con l’insegnante che segnala una difficoltà e il genitore che interviene con l’obiettivo di contestare e di difendere il figlio, trasformando un momento educativo in un contenzioso. Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che ogni forma di giudizio costituisca una violenza e che ogni insuccesso dimostri un errore esterno, con l’insufficienza che smette di indicare una lacuna e viene percepita come un torto subito, mentre la bocciatura perde il suo valore di arresto e di possibile ripartenza e viene vissuta come un’ingiustizia. In questo passaggio si apre una frattura evidente, perché la scuola continua a svolgere una funzione essenziale fatta di valutazione, correzione e indicazione del limite, mentre il patto educativo con le famiglie si indebolisce proprio nel momento in cui un ragazzo avrebbe bisogno di essere accompagnato a riconoscere un errore e a ripartire. Il lavoro del docente è infatti in gran parte segnalare........

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