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Se la cura per il cancro la scopre l’intelligenza artificiale

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08.02.2026

Dalla progettazione molecolare al riposizionamento dei medicinali, la ricerca in silico usa Intelligenza artificiale e modelli computazionali per ridurre tempi, costi e fallimenti nello sviluppo di nuove terapie.

Tenete bene a mente questo termine: in silico. Perché è quello che con ogni probabilità sentirete quando verrà scoperta la cura contro il cancro, o sarà trovato l’antibiotico che risolverà le infezioni resistenti, o il rimedio per l’Alzheimer. Potremmo dire che questo strano latinismo sia stato coniato per esclusione, per dare un nome alla ricerca farmaceutica che non è in vitro (cioè in provetta) e nemmeno in vivo (quindi sugli organismi viventi) ma procede grazie all’Intelligenza artificiale, nel silicio dei chip e nei modelli computazionali dei computer.

Il laboratorio di farmaci del futuro, infatti, non ha camici bianchi, né provette. Al posto del caos controllato del banco di laboratorio, ci sono codici e algoritmi: si ricercano le medicine che useremo nei prossimi anni, ma non si mescola chimica. Il recente rapporto del Capgemini Research Institute sull’industria biofarmaceutica ha previsto che tra un decennio il 60 per cento dei nuovi farmaci sarà stato progettato dall’IA. Lungi dall’essere fantascienza, la ricerca con l’IA sta già iniziando a cambiare la storia della medicina.

«La progettazione di farmaci in silico non serve solo a creare molecole da zero, ma è utile anche per trovare nuovi utilizzi per quelli già esistenti», spiega a Panorama Antonio Lavecchia, ordinario di chimica farmaceutica all’Università di Napoli Federico II e autore del libro........

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