Perché i Testimoni di Geova dicevano no alle trasfusioni (e cosa è appena cambiato)
Dopo oltre ottant’anni di divieto assoluto, il Corpo Direttivo apre alle trasfusioni dei singoli componenti del sangue. Resta il no al sangue intero. Ecco cosa cambia davvero in ospedale.
Per la prima volta dalla metà del Novecento, i Testimoni di Geova hanno modificato in modo sostanziale la loro posizione dottrinale sulle trasfusioni di sangue. L’annuncio è arrivato il 19 settembre 2026 attraverso il “2026 Governing Body Update #6”, il sesto aggiornamento video dell’anno diffuso dal Corpo Direttivo (l’organismo con sede nello Stato di New York che guida la confessione a livello mondiale) e pubblicato in più lingue sul sito ufficiale del movimento. Da oggi ogni fedele potrà decidere secondo coscienza individuale se accettare o donare i quattro principali componenti del sangue: globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine. Non cambia invece nulla riguardo al sangue intero prelevato da un’altra persona, la cui trasfusione resta proibita in base a un’interpretazione letterale della Bibbia. Per capire la portata della novità occorre partire dalla pratica medica. Una trasfusione consiste nel trasferire nel circolo sanguigno di un paziente sangue donato da un’altra persona (trasfusione allogenica) oppure prelevato in precedenza dallo stesso paziente e poi restituito (trasfusione autologa, permessa dai Testimoni di Geova già da marzo 2026). Il sangue raccolto da un donatore, però, viene quasi sempre lavorato in laboratorio: attraverso la centrifugazione viene separato nei suoi componenti principali, perché la medicina moderna preferisce somministrare solo ciò che serve al singolo paziente, riducendo sprechi e rischi. Le trasfusioni di sangue intero, cioè non........
