Giornata mondiale del cuore, così cambia la salute cardiovascolare
Quasi un italiano su tre muore per malattie del cuore e dei vasi, e le donne sono le più colpite. Le cure per il colesterolo sembrano funzionare meno bene per loro, mentre alcuni sintomi scambiati per problematiche legate all’età nascondono una malattia rara e spesso scoperta tardi.
IIl 29 settembre è la Giornata mondiale del cuore. L’attenzione torna quindi sulla principale causa di morte nel mondo, e anche sulla necessità di prevenire e trattare precocemente i fattori di rischio cardiovascolare.
Malattie cardiovascolari: i numeri in Italia
Anche in Italia le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte. Nel 2023 hanno provocato 206.119 decessi, circa il 31% del totale. Sono gli ultimi dati definitivi Istat. Il dato comprende infarto, altre malattie ischemiche del cuore e patologie cerebrovascolari. Il cuore è una priorità anche per le donne. Nel 2023 le malattie del sistema circolatorio hanno causato il 33% di tutti i decessi femminili, contro il 28% tra gli uomini. Secondo il Ministero della Salute, inoltre, queste malattie sono la principale causa di morbosità e invalidità nel nostro Paese.
Colesterolo LDL: donne e uomini rispondono in modo diverso
Tra i fattori di rischio, un posto centrale spetta al colesterolo LDL. La sua gestione, però, non è necessariamente uguale negli uomini e nelle donne. Una possibile differenza nella risposta alle terapie emerge dal registro multicentrico italiano AT-TARGET-IT. Lo coordina Pasquale Perrone Filardi, Past President della Società Italiana di Cardiologia. Lo studio, condotto in 30 centri italiani, ha analizzato 2.613 pazienti trattati con anticorpi monoclonali anti-PCSK9. Di questi, 806 erano donne. “Nell’analisi le donne hanno mostrato una riduzione percentuale del colesterolo LDL, costantemente inferiore nel tempo rispetto agli uomini: una differenza di nove punti percentuali a sei mesi dal trattamento e di 5,9 punti dopo tre anni – osserva Perrone Filardi -. Come conseguenza diretta solo il 51,7% delle donne ha raggiunto i target raccomandati dalle linee guida internazionali, contro il 64,6% degli uomini, con una probabilità di successo terapeutico ridotta di un terzo”. «La minore efficacia della terapia........
