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Farmaci oncologici: tra carenze e brevetti in scadenza

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14.02.2026

La scadenza dei brevetti di molti farmaci oncologici apre la strada a equivalenti e biosimilari, con risparmi fino all’80%. Ma tra gare al massimo ribasso, payback e carenze ,emergono criticità per pazienti, imprese e Servizio sanitario nazionale.

La scadenza dei brevetti di numerosi farmaci oncologici, compresi gli immuno-oncologici che hanno rivoluzionato la terapia del cancro, rappresenta uno snodo decisivo per il futuro del Servizio sanitario nazionale. L’ingresso di farmaci equivalenti e biosimilari viene spesso raccontato come una misura di contenimento della spesa. «Ma parlare solo di risparmio è riduttivo», chiarisce Stefano Collatina, presidente Egualia, associazione italiana dei produttori di farmaci equivalenti, biosimilari e value added medicines. «Il risparmio è lo strumento. L’obiettivo vero è ampliare l’accesso alle cure e liberare risorse da reinvestire in innovazione».

Biosimilari e innovazione: il risparmio che genera accesso

Il sistema sanitario si confronta con un’ondata di innovazione sempre più rapida e costosa. «Non abbiamo fondi sufficienti per finanziare tutta l’innovazione che arriva sul mercato», osserva Collatina. «La scadenza dei brevetti e l’arrivo della concorrenza è il meccanismo fisiologico che consente di recuperare risorse». Il precedente dei grandi biologici oncologici è emblematico. «Prima della scadenza brevettuale, tre molecole come trastuzumab, rituximab e bevacizumab valevano circa un miliardo di euro l’anno in Italia. Oggi........

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