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Sei convinto di essere un cliente, ma sei un profilo: l’inganno del delivery dietro la tua pizza a domicilio

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16.03.2026

Quando ordini con la app una pizza, un sushi o una confezione di pannolini, non solo paghi per il prodotto e il servizio che ti offre la società di consegne a domicilio, ma le stai anche cedendo qualcosa di immateriale e molto importante per rimpolpare i suoi utili: le informazioni su di te. Già, perché i grandi operatori del delivery non guadagnano più solo trattenendo una commissione sul ristorante o facendoti contribuire alle spese di consegna, ma trasformando le tue abitudini di consumo in un prodotto da rivendere a marchi, inserzionisti e catene della grande distribuzione.

I giganti del mercato: Uber Eats, DoorDash e Delivery Hero

I protagonisti di questo business sono un pugno di colossi, alcuni completamente sconosciuti in Italia, che si spartiscono il mondo. In Asia regnano gruppi come Meituan e Taobao Shangou, con numeri di ordini e flotte di rider che nessun concorrente occidentale riesce ad avvicinare. Negli Stati Uniti e in buona parte dell’Occidente il duello principale è tra le americane Uber Eats (che ha lasciato il nostro Paese) e DoorDash, affiancate dall’olandese Just Eat Takeaway e dalla tedesca Delivery Hero, che controlla tra gli altri Glovo e Foodpanda.

Uber integra il delivery dentro l’ecosistema dell’app madre, la stessa da cui si chiama un’auto, mentre DoorDash, dopo aver inghiottito Wolt e Deliveroo, è diventata il nuovo baricentro del settore in Occidente, con una presenza che si estende ormai in oltre 40 Paesi. Il gruppo Delivery Hero, che incassa la maggior parte dei ricavi fuori dalla Germania ed è dominante in Medio Oriente e in molti mercati emergenti, e Just Eat Takeaway, più concentrata sull’Europa e sul Regno Unito, inseguono la stessa promessa: fare del delivery non solo una rete logistica, ma una gigantesca macchina pubblicitaria alimentata da transazioni quotidiane. Per anni, queste piattaforme hanno bruciato cassa in nome della crescita: sussidi alle consegne, promozioni aggressive, commissioni tirate al limite. Il risultato è che pagare i rider, gestire i ristoranti, mantenere le infrastrutture tecniche restano attività a margini risicatissimi, pochi centesimi per ordine quando va bene.

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