L’Europa sta perdendo la guerra sui droni low cost. Ed è un problema
Il conflitto in Medio Oriente conferma ciò che era già emerso in Ucraina: essenziali nelle guerre moderne sono velivoli comandati a distanza, economici e numerosi. Quelli che produciamo noi sono sofisticati ma carissimi. Urge rimediare.
Che cosa succederebbe se un Paese europeo fosse colpito da uno sciame di droni kamikaze? Piccoli velivoli senza pilota che puntano su aeroporti, centrali elettriche, stazioni radar, nodi ferroviari, e li mettono fuori uso con una serie di esplosioni mirate. L’aggressore spenderebbe poche decine di migliaia di euro per ogni drone, mentre il Paese colpito sarebbe costretto a reagire lanciando intercettori da centinaia di migliaia, se non milioni di euro l’uno.
Nel giro di poche ore il bilancio non si misurerebbe solo in danni materiali, ma in un rapporto costi benefici che penderebbe pericolosamente dalla parte di chi attacca. Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno già mostrato quanto questa asimmetria sia concreta. Piccoli droni low cost riescono a distruggere infrastrutture che valgono milioni, costringendo chi si difende a consumare in pochi giorni scorte di missili accumulate in anni e mettendo in crisi la «profondità» dei magazzini militari.
La nuova grammatica dei conflitti........
