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Addio utilitarie: perché le auto economiche stanno scomparendo (e quanto costerà davvero comprarne una oggi)

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09.04.2026

Le utilitarie sono al capolinea, ed è una brutta notizia per le tasche degli italiani, abituati per decenni ad acquistare modelli essenziali a basso costo. Oggi avanzano Suv e crossover, che intasano le nostre città

È un’estinzione dolorosa, che pesa sulle tasche degli automobilisti e, paradossalmente, anche sull’ambiente: la fine delle utilitarie. Fino a pochi anni fa, con 10-12 mila euro ti portavi a casa una citycar nuova, essenziale ma onesta, l’auto del primo lavoro o della prima famiglia; oggi sotto i 15 mila euro, nei listini, non c’è praticamente più niente che assomigli a quell’idea di vetture. Chi entra in concessionaria con il budget di ieri, scopre che il segmento d’ingresso del mercato non è stato solo svuotato, ma sostituito da qualcosa di più grande, più pesante, più complicato e molto più caro.

Immaginiamo un trentenne che nel 2019 si era comprato una Dacia Sandero base a benzina. Con meno di 8 mila euro, chiavi in mano, era riuscito a prendersi una macchina nuova. Oppure avrebbe potuto acquistare una Fiat Panda a 11 mila euro. Nel 2026, lo stesso cliente torna dal concessionario con un budget leggermente aumentato, diciamo 12-13 mila euro, convinto che basti per rifare il percorso. Scopre invece che la Sandero ormai sfiora i 15 mila euro mentre una Fiat Pandina supera questa soglia psicologica (a meno che non si paghi a rate o si colga una promozione). La verità è che l’offerta di citycar e utilitarie realmente accessibili si è quasi dimezzata in pochi anni. Se nel 2018 nei segmenti A e B c’erano circa 35 modelli sotto i 18 mila euro, oggi, come ricorda Raffaele Fusilli, ex numero uno di Renault Italia, quelli davvero alla portata di una famiglia media sono meno di dieci. E il prezzo medio di un’auto «piccola» è passato da 15.500 euro nel 2019 a oltre 24 mila nell’arco di una manciata di stagioni. Le utilitarie che per decenni hanno fatto il grosso dei volumi in Europa e in particolare in Italia hanno perso circa il 40 per cento delle immatricolazioni tra il 2019 e il 2025. Mentre loro arretrano, Suv e crossover compatti avanzano occupando spazio fisico e simbolico. Fusilli riassume così la situazione: «Stiamo vivendo un cortocircuito industriale del tutto nuovo. Da un lato la politica che chiede di elettrificare, dall’altro le normative sulla sicurezza e sulle emissioni che rendono economicamente insostenibile per i costruttori produrre vetture compatte dei segmenti A e B».

Questo cambiamento nasce infatti dentro un quadro regolatorio che........

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