Giza, c’è una seconda Sfinge sepolta? Uno studio italiano ridisegna l’Antico Egitto
L’esistenza di un secondo colosso nella piana di Giza divide studiosi e ricercatori da oltre un secolo. Un team italiano, grazie ad un’analisi archeo astronomica, svela che dove potrebbe celarsi il «guardiano del tramonto».
Il monumento più celebre dell’Antico Egitto da millenni domina l’altopiano alle porte del Cairo, osservando il sorgere del Sole. E se ne esistesse un’altra, ancora sepolta sotto la sabbia, rivolta verso il tramonto? Un gruppo di studiosi, guidato da Damiano Piras, analista dati del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), ha eseguito per la prima volta l’analisi sistematica dei parametri geometrici e archeoastronomici dell’altopiano di Giza, incrociandoli con le fonti storiche, le interpretazioni simboliche e le considerazioni topografiche del luogo. Il risultato è sorprendente. Tutto confermerebbe che, sotto una collinetta inesplorata, a Nord del complesso, un secondo colosso di pietra aspetta da secoli di essere scoperto.
A distinguere la ricerca di Piras da tutte le precedenti ipotesi sulla presunta Sfinge gemella è soprattutto il metodo. Applicando sistemi di analisi, sopralluoghi e software astronomici per verificare ciò che la tradizione egittologica suggerisce da tempo, la sua ricerca prende in esame allineamenti, proporzioni, relazioni matematiche e geometriche, confrontandoli con i fenomeni di ierofania, ovvero le manifestazioni della luce solare in particolari momenti dell’anno. Per coerenza scientifica, Piras ha sottoposto tutti i dati a una duplice verifica: prima attraverso modelli matematici e programmi di analisi dati, poi mediante osservazioni dirette sul campo.
Una sorprendente simmetria celeste tra alba e tramonto
Ne è emersa una incredibile pianificazione, come se ogni elemento della Piana facesse parte di un’armonia più ampia, invisibile, perfettamente orchestrata, secondo calcoli di alta precisione. «La differenza più importante rispetto alle ipotesi precedenti – sottolinea Piras – è che nessuna di esse era stata verificata dal punto di vista astronomico. Nel mio caso, invece, ho analizzato i reali percorsi del Sole durante equinozi e solstizi, confrontandoli con la geometria dell’altopiano. I risultati mostrano una sorprendente simmetria celeste. I fenomeni archeoastronomici già noti, osservabili dalla Grande Sfinge al tramonto, trovano un complemento speculare all’alba dal punto in cui ipotizzo la presenza della Sfinge gemella. È proprio questa coerenza a rendere la mia ipotesi diversa da tutte quelle formulate finora».
Negli ultimi decenni, l’archeoastronomia è diventata un ambito di ricerca riconosciuto a sostegno degli studi sul passato: analisi sistematiche degli orientamenti solari sono oggi documentate per decine di siti monumentali in Europa, nelle Americhe e in Medio Oriente. In questo contesto, il lavoro di Piras – verificato con rilievi e simulazioni replicabili – si inserisce nella stessa linea di ricerca: quella che utilizza dati misurabili. Lo conferma Paolo Colona, direttore dell’Accademia delle Stelle e della Scuola Nazionale di Archeoastronomia dell’Unione Astrofili Italiani (UAI). «Quando si studiano siti come Giza non si può separare l’architettura dal cielo. Gli Egizi........
