Juventus, le colpe di Comolli e il vero prezzo del fallimento
La mancata qualificazione alla Champions League, il buco di bilancio che Exor chiuderà e l’addio o ridimensionamento del manager voluto un anno fa da Elkann. Che continua a bruciare dirigenti e progetti sportivi…
Alla fine il conto del fallimento sportivo della Juventus lo paga Damien Comolli, un anno dopo la chiamata di John Elkann al capezzale della Juventus e a sei mesi dall’investitura ad amministratore delegato. Parabola rapida e non indolore per il manager francese, qualsiasi siano le decisioni del patron della Exor una volta che il campionato si sarà concluso. L’aria che tira alla Continassa è facile da interpretare: Comolli è sul filo mentre Spalletti è considerato il presente e il futuro.
Non sarebbe nemmeno qualcosa di sorprendente se non fosse che il plenipotenziario voluto da Exor e ora come minimo ridimensionato è il terzo amministratore delegato negli ultimi cinque anni di Juventus. E probabilmente sarà seguito a breve o medio termine dal quinto. Una lista che parte da Maurizio Arrivabene, mandato per cercare di controllare conti fuori controllo e si arricchisce della figura di Maurizio Scanavino, nel momento drammatico dell’inchiesta sui bilanci bianconeri, per arrivare a Comolli.........
