Ecco perché il calcio italiano è malato: il documento che Gravina avrebbe portato alla Camera (che non l’ha ricevuto)
L’ex presidente della Figc aveva preparato una relazione per i deputati, ma l’appuntamento è stato cancellato. Al suo interno l’analisi dei problemi del sistema e qualche soluzione per uscire dalla crisi (facendo i conti con regole e statuti)
Un documento di dodici pagine, sintesi del lavoro di otto anni alla guida del calcio italiano. Contributo importante ora che lo choc per la terza mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale ha prodotto uno tsunami che ha travolto il vertice della Figc, spinto il suo (ormai ex) presidente Gabriele Gravina alle dimissioni e avviato il percorso che il prossimo 22 giugno dovrà portare all’elezione del successore e all’avvio di una nuova fase.
Dodici pagine che Gravina, dimissionario ma pur sempre presidente “in prorogatio” fino al giorno dell’Assemblea elettiva del 22 giugno, avrebbe dovuto portare al confronto con la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati che lo aveva convocato per chiedergli conto dello stato di salute del calcio italiano. Appuntamento cancellato (dalla Commissione) un minuto dopo le dimissioni, come se il punto di vista dell’uomo che ha guidato la Federcalcio per quasi un decennio non fosse più utile o interessante, superato dall’aver ottenuto il suo passo indietro.
La realtà è diversa. E quel documento che rappresenta la bussola necessaria per capire dove si trova e dove sta andando il calcio italiano, va trattato come tale: eredità di un percorso fatto e monito sul perché molte delle riforme richieste a gran voce il giorno dopo il fallimento sportivo non siano state possibili nel corso degli anni perché travolte dal gioco di regole, veti e difesa dei propri interessi che ha paralizzato il sistema. Oppure, riferendosi a cosa il calcio italiano ha chiesto nel tempo alla “politica” (Gravina ha attraversato quattro governi dal Conte I e II, a Draghi fino ad arrivare a Meloni), raramente si sono tramutate in aiuti concreti o semplicemente strumenti per crescere e competere.
Ecco perché nel giorno della mancata audizione davanti alla Commissione, il presidente dimissionario della Federcalcio Gabriele Gravina ha scelto comunque di pubblicare la sua relazione sul sito della Figc. Contributo al futuro dibattito che avrà, si spera, come obiettivo per tutti dotare il calcio italiano della forza di rinascere. Anche a fari spenti, senza la visibilità enorme concessa dal processo pubblico che ha seguito l’eliminazione per mano della Bosnia. Panorama.it riproduce integralmente il documento pubblicato dalla federazione.
Relazione sullo stato di salute del calcio italiano
Le criticità del sistema calcio italiano (che impattano direttamente o indirettamente sull’attività della Nazionale)
La bassa percentuale di italiani e di giovani in campo (il che priva la Nazionale di un adeguato bacino da cui attingere): Età media: la Serie A italiana continua ad essere uno dei campionati più “vecchi” d’Europa, con un’età media dei calciatori schierati in campo di 27 anni, l’ottavo torneo più anziano in Europa, peggio di Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, Norvegia, Belgio, ecc. (fonte: CIES Football Observatory, Allegato 1). Percentuale di stranieri in campo: nell’attuale campionato di Serie A i calciatori non selezionabili per la Nazionale italiana hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi. È il sesto peggior dato in Europa: in Spagna l’impiego degli stranieri pesa per il 39,6% dei minuti, in Francia per il 48,3% (fonte: CIES Football Observatory, Allegato 2). Numero di calciatori selezionabili in Nazionale: alla trentunesima giornata di campionato di Serie A di questa stagione, dei 284 calciatori che hanno giocato in media almeno 30 minuti a partita, solo 89 – di cui 10 portieri – sono italiani (fonte: www.fotmob.com, Allegato 3). Investimenti nei settori giovanili a livello-paese: l’Italia è ultima, dopo (nell’ordine) Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra e Germania, per ricavi complessivi generati nell’ultimo decennio da trasferimenti internazionali di calciatori “formati nel paese” (fonte: CIES Football Observatory, Allegato 4). Investimenti nei settori giovanili a livello di club: nella classifica dei primi 50 settori giovanili al mondo per ricavi decennali dalla vendita di calciatori “formati in casa” ce ne sono solo due italiani (Atalanta e Juventus), mentre l’Inter è 53ma. Non è un caso, probabilmente, che si tratti di tre dei quattro club italiani con “seconde squadre”, la cui introduzione è stata peraltro a lungo osteggiata nel nostro sistema (fonte: CIES Football Observatory, Allegato 5). Un dato di sintesi che non lascia spazio ad interpretazioni: la Serie A italiana è il 49° campionato al mondo (su 50 monitorati) per percentuale di minuti giocati da calciatori U21 selezionabili per la Nazionale, con appena l’1,9%! (fonte: CIES Football Observatory, Allegato 6).
Età media: la Serie A italiana continua ad essere uno dei campionati più “vecchi” d’Europa, con un’età media dei calciatori schierati in campo di 27 anni, l’ottavo torneo più anziano in Europa, peggio di Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, Norvegia, Belgio, ecc. (fonte: CIES Football Observatory, Allegato 1).
Percentuale di stranieri in campo: nell’attuale campionato di Serie A i calciatori non selezionabili per la Nazionale italiana hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi. È il sesto peggior dato in Europa: in Spagna l’impiego degli stranieri pesa per il 39,6% dei minuti, in Francia per il 48,3% (fonte: CIES Football Observatory, Allegato 2).
Numero di calciatori selezionabili in Nazionale: alla trentunesima giornata di campionato di Serie A di questa stagione, dei 284 calciatori che hanno giocato in media almeno 30 minuti a partita, solo 89 – di cui 10 portieri – sono italiani (fonte: www.fotmob.com, Allegato 3).
Investimenti nei settori giovanili a livello-paese: l’Italia è ultima, dopo (nell’ordine) Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra e Germania, per ricavi complessivi generati nell’ultimo decennio da trasferimenti internazionali di calciatori “formati nel paese” (fonte: CIES Football Observatory, Allegato 4).
Investimenti nei settori giovanili a livello di club: nella classifica dei primi 50 settori giovanili al mondo per ricavi decennali dalla vendita di calciatori “formati in casa” ce ne sono solo due italiani (Atalanta e Juventus), mentre l’Inter è 53ma. Non è un caso, probabilmente, che si tratti di tre dei quattro club italiani con “seconde squadre”, la cui introduzione è stata peraltro a lungo osteggiata nel nostro sistema (fonte: CIES Football Observatory, Allegato 5).
Un dato di sintesi che non lascia spazio ad interpretazioni: la Serie A italiana è il 49° campionato al mondo (su 50 monitorati) per percentuale di minuti giocati da calciatori U21 selezionabili per la Nazionale, con appena l’1,9%! (fonte: CIES Football Observatory, Allegato 6).
Il progressivo impoverimento della qualità tecnica e la dispersione del talento giovanile nel calcio italiano (che si riflette anche sulla competitività della Nazionale): la Serie A non rientra tra i primi dieci campionati europei per metri percorsi in sprint; in Serie A la velocità media della palla in gara è molto più bassa (7,6 m/s) della media della UEFA Champions League (10,4 m/s) e di quella degli altri campionati europei più importanti (9,2 m/s); la Serie A è, tra i primi 5 campionati europei, l’ultima per dribbling a partita (26,69 contro 29,97); dal 2019/2020 ad oggi, il numero di dribbling riusciti in Serie A è in calo, passando da un valore medio per partita di 19,02 a un valore di 12,36; la Serie A è l’ultima, tra i primi 5 campionati europei, per fattore di aggressività durante le fasi di pressing/pressione, concedendo un numero maggiore di passaggi alla squadra avversaria che è in possesso di palla. Inoltre, nonostante le Nazionali giovanili italiane (fino all’Under 20) abbiano ottenuto sotto questa governance federale i migliori risultati della storia, come testimoniato anche dalla conquista per la prima volta del prestigioso trofeo Burlaz dell’UEFA e dal ragguardevole miglioramento del ranking UEFA di categoria, il confronto tra l’impiego nelle prime squadre di club, in Italia e nel resto d’Europa, dei calciatori che conquistano i trofei giovanili è impietoso: i calciatori spagnoli che hanno disputato il campionato europeo Under 19 2023 (vinto dall’Italia) non giocano più nei campionati giovanili ed hanno minutaggi quasi doppi in prima divisione e quasi sei volte maggiori in partite di Coppe europee rispetto ai loro omologhi italiani. I calciatori italiani che hanno conquistato il secondo posto al Mondiale Under 20 del 2023 giocavano ancora in larga parte nelle squadre giovanili, mentre i loro coetanei francesi e inglesi non più (fonte: studi Area Football Analysis Club Italia, Allegati 7, 8 e 9).
la Serie A non rientra tra i primi dieci campionati europei per metri percorsi in sprint;
in Serie A la velocità media della palla in gara è molto più bassa (7,6 m/s) della media della UEFA Champions League (10,4 m/s) e di quella degli altri campionati europei più importanti (9,2 m/s);
la Serie A è, tra i primi 5 campionati europei, l’ultima per dribbling a partita (26,69........
