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Venezia, gli Oasis e il tempo ritrovato: il ritorno dei fratelli Gallagher

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08.09.2026

La standing ovation veneziana per Oasis: Don’t Look Back in Anger racconta qualcosa che va oltre una reunion e oltre il rock.

Ci sono reunion che rimettono insieme una band. E poi ci sono reunion che rimettono insieme un’epoca. Gli Oasis appartengono alla seconda categoria. Per questo la standing ovation che a Venezia ha accolto Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario dedicato al loro ritorno, più che un episodio da registrare nella cronaca dello spettacolo sembra il sintomo di qualcosa di più profondo. Non riguarda davvero un film, e forse non riguarda neppure soltanto la musica. Riguarda il modo in cui certe figure, quando sopravvivono abbastanza a lungo alle proprie rovine, smettono di appartenere al loro tempo e cominciano ad appartenere alla memoria collettiva. Liam e Noel Gallagher sono arrivati fin lì. Sono stati fratelli, rivali, complici, antagonisti, caricature di se stessi. Sono stati soprattutto una delle ultime coppie capaci di produrre un mito pop senza bisogno di costruirlo a tavolino. Tutto ciò che oggi verrebbe pianificato — il conflitto, le dichiarazioni, l’iconografia, la polarizzazione, il racconto seriale di una relazione impossibile — nei Gallagher accadeva semplicemente perché i Gallagher erano così. Non avevano una strategia narrativa. Avevano un problema familiare. E quel problema familiare, per una combinazione irripetibile di talento, arroganza e successo, diventò uno dei grandi romanzi popolari degli anni Novanta. È difficile separare gli Oasis dai fratelli Gallagher perché, a differenza di quasi tutte le band, qui il conflitto non è mai stato un incidente laterale. Era parte dell’opera. Noel scriveva le canzoni. Liam le rendeva inevitabili. Noel possedeva la forma. Liam possedeva il gesto. Uno costruiva inni; l’altro li cantava come se fossero già monumenti. In mezzo c’era quella sostanza misteriosa che non ha nome nei manuali di musica: la........

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