Angèle, la popstar belga che guarda oltre l’Europa
Con l’album Instinct in arrivo, Angèle porta il suo pop oltre i confini europei senza perdere la propria identità
Angèle è diventata una popstar facendo quasi tutto ciò che il pop contemporaneo sembra sconsigliare: non ha alzato la voce, non ha costruito un personaggio sull’eccesso, non ha trasformato ogni passaggio della propria vita in spettacolo. Eppure, in meno di un decennio, è diventata una delle figure europee più riconoscibili della sua generazione.Quasi quattro miliardi di stream, arene sold out, collaborazioni con Dua Lipa, Phoenix, Kavinsky, Mahmood e Justice, una presenza ormai naturale tra musica, moda e cinema. La sua qualità più interessante sta nella capacità di allargare continuamente il proprio raggio d’azione senza perdere misura, lingua, provenienza. Di diventare globale senza rendersi generica.
Più cresce la macchina intorno a lei, più sembra cercare l’essenziale: una voce riconoscibile, il ritmo di una frase, un gesto, una silhouette. È esattamente ciò che accade nell’agosto del 2024, allo Stade de France, durante la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici di Parigi. Tutto intorno è smisurato: lo stadio, il rito globale, Kavinsky e Phoenix sul palco, le prime note di Nightcall, una delle canzoni simbolo dell’elettronica francese. Angèle entra senza cercare di adeguarsi alla grandezza della scena. Caschetto biondo, silhouette nera, voce sottile, sensuale. Non prova a riempire lo stadio: sembra piuttosto ridurne la distanza.
In quella scena c’è una parte........
