Leone XIV, un anno dall’elezione del papa americano che litiga con l’America
Papa Leone XIV, un anno dopo l’elezione: non è il papa anti-Trump né il restauratore. È qualcosa di più difficile da decifrare
“A volte mi date tutti voi grandi idee perché pensate di poter leggere la mia mente e il mio viso, ma non sempre siete corretti”. La battuta, attribuita a Leone XIV, con quella punta d’ironia quasi anglosassone (strana da parte di un americano) che i vaticanisti faticano ancora a calibrare, vale più di mille analisi del linguaggio del corpo. Detta da un pontefice che viene da Chicago – dal South Side, per la precisione, quel quartiere che non perdona le affettazioni – e che ha trascorso decenni tra i missionari di Chiclayo, in Perù, la battuta suona meno come diplomazia e più come referto clinico.
Ma il problema non è lui. Il problema è che le categorie ereditate – progressista o conservatore, continuatore o rottura, americano o romano – non reggono al contatto con Robert Prevost, e i commentatori, come spesso accade quando qualcuno non è catalogabile, reagiscono con una produzione industriale di paradossi.
Il rebus e chi lo costruisce
L’immagine del “test di........
