Germania, welfare «kaputt»: cosa c’è dietro la manovra shock di Friedrich Merz sulle pensioni
Crisi economica e immigrazione incontrollata hanno appesantito i bilanci di Berlino. Merz vuol correre ai ripari alzando l’età pensionabile. Una mossa estrema che darà nuovo slancio alla destra di Afd alle elezioni.
Buttando un occhio in Germania ci sarebbe da essere machiavellicamente soddisfatti. Berlino taglierà le pensioni, riduce i sussidi, dà l’addio al suo vantato welfare ed è previsto un giro di vite assai energico alla politica migratoria e d’accoglienza.
La Germania spende in welfare il 41% del suo bilancio pari a 1.345 miliardi di euro l’anno, come l’intero Pil dell’Olanda. Il governo di Friedrich Merz è come la nazionale di calcio teutonica reduce da Mondiali da comparsa: sa di avere sbagliato il rigore. Si trova nella terra di mezzo: se non taglia le pensioni sballano i conti, ma se le taglia offre all’Afd di Alice Weidel un micidiale contropiede. Sul conto ha 127 mila posti di lavoro persi dall’inizio dell’anno (negli ultimi 48 mesi ci sono stati 341 mila licenziamenti) e la sola Volkswagen annuncia un’ulteriore riduzione di 100 mila posti. Scrisse Niccolò Machiavelli: «Tutti li tempi tornano, li uomini sono sempre li medesimi». A quindici anni dalla famigerata lettera con cui l’uscente e l’entrante ai vertici della Bce – Jean-Claude Trichet e Mario Draghi – con malcelata soddisfazione di Giorgio Napolitano, allora presidente della Repubblica che, da comunista, aveva inneggiato alla carneficina dei carri armati sovietici a Budapest, dettero lo sfratto a Silvio Berlusconi, a Berlino si vive più o meno la stessa situazione.
Dalla lettera della Bce al collasso del modello tedesco
Il 5 agosto del 2011 da Francoforte scrissero all’Italia: dovete massacrare le pensioni. S’insediò il governo di Mario Monti e il 4 dicembre una lacrimevole Elsa Fornero annunciò: scordatevi l’assegno Inps. Sul terreno “caddero” 400 mila esodati senza stipendio e senza assegno. Un anno dopo – correva il 17 dicembre 2012 – Angela Merkel, la cancelliera di ferro che predicava rigore, rigore, rigore in un’intervista al Financial Times sostenne: «Se l’Europa oggi conta il 7% della popolazione mondiale, rappresenta circa........
