Il vero valore della formazione degli insegnanti
Mentre l’Italia considera la pedagogia un ostacolo burocratico, all’estero i percorsi formativi per insegnanti sono un pilastro strutturale.
di Anna Dipace – Professoressa Ordinaria di Pedagogia sperimentale, Preside della Facoltà di Scienze Umane, della Formazione e dello Sport – Coordinatrice del CITELIN Centro Interuniversitario Teaching, Learning and Inclusion – Università Pegaso
C’è un paradosso, nel dibattito italiano sulla scuola, che si ripete con puntualità quasi rituale: ogni volta che si torna a parlare di precariato, concorsi e graduatorie, la formazione pedagogica degli insegnanti finisce sul banco degli imputati. Sarebbe inutile, ridondante, costosa. Un ostacolo burocratico travestito da percorso culturale. Vale la pena fermarsi su questo punto, non per difendere corporazioni o istituzioni, ma per ragionare su cosa significa, davvero, formare chi forma.
Partiamo dai fatti. In Finlandia, il paese che le classifiche OCSE-PISA citano ormai da vent’anni come riferimento mondiale, tutti gli insegnanti, a partire dalla scuola primaria, devono essere in possesso di un titolo magistrale. La formazione include studi pedagogici obbligatori e un tirocinio guidato nelle scuole laboratorio delle università. Gli insegnanti di scuola secondaria devono conseguire una laurea magistrale........
