Referendum Giustizia: tutti i nomi della sinistra che votano «Sì» (contro la linea Schlein)
Da Stefano Ceccanti a Giuliano Pisapia: ecco la mappa dei riformisti e dei dem che sfidano la linea ufficiale del Nazareno.
Il magistrato Costanzo Cea non è certo un uomo che si possa liquidare come un simpatizzante della destra giudiziaria. Per anni iscritto al Pci, cresciuto in una tradizione politica che storicamente ha guardato con diffidenza alla separazione delle carriere, oggi annuncia che al referendum sulla riforma della giustizia voterà “Sì”. Lo fa con una motivazione che pesa più del gesto politico e che richiama insieme Costituzione e storia dell’ordinamento giudiziario italiano. «Se il giudice deve essere davvero terzo», spiega, «non può condividere lo stesso organo di autogoverno con una delle parti del processo».
Ma Cea ricorda anche un dato spesso rimosso nel dibattito pubblico: l’unità delle carriere tra giudici e pubblici ministeri non è un principio nato con la Costituzione repubblicana. Al contrario, deriva dall’ordinamento giudiziario del 1941, la riforma voluta dal guardasigilli Dino Grandi nella fase pienamente totalitaria del fascismo, che unificò le carriere dei magistrati requirenti e giudicanti all’interno dello stesso ordine. Un assetto pensato in un contesto politico in cui il controllo dello Stato sulla giustizia era parte integrante del sistema.
Le radici fasciste dell’ordinamento e la necessità del cambiamento
Per questo, sostiene Cea, la discussione odierna sulla separazione delle carriere non dovrebbe essere letta come una rottura con la tradizione costituzionale, ma piuttosto come un tentativo di correggere una struttura istituzionale che nasce in quella stagione storica. In poche parole: il principio della terzietà, quello che la Costituzione richiama nel giusto processo, non può restare una formula astratta. Deve avere una conseguenza istituzionale. E quella conseguenza, per Cea, è proprio la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica.
Il suo intervento è soltanto l’ultimo segnale di un fenomeno che sta attraversando la sinistra italiana: una parte non marginale del mondo progressista si prepara a votare “Sì” al referendum sulla giustizia, in aperto contrasto con la linea ufficiale del Partito democratico. Non è un fronte organizzato, non ha una leadership politica, ma ha un tratto comune: considera il referendum una........
