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I comuni del Veneto orientale e la grande illusione del Friuli: «Una bolla, nulla cambierà»

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27.01.2026

«Sono un friulano in Friuli. Pi’ clar di cusì».

Ma architetto veramente siamo in via Conciliazione a Cesarolo, frazione di San Michele: lungo il fiume Tagliamento sì, ma dalla parte del Veneto.

«Il Veneto orientale non esiste, questa è una comunità friulana. Io parlo friulano, l’acqua che bevo arriva da Chions, l’ospedale più vicino è a Latisana anche se quando chiami l’ambulanza arriva da Portogruaro, il tribunale del distretto è a Pordenone, la diocesi è Concordia, le mappe catastali non seguono i confini, e per sbrigare le pratiche devi rivolgerti a due Comuni e a due Regioni differenti. I confini sono sbagliati, questo territorio del cosiddetto Veneto orientale è un corpo unico con Pordenone. E le vene di questo corpo, le strade e i fiumi, sono friulane».

L’architetto Francesco Frattolin, 74 anni, parla affacciato alla finestra del suo studio: sugli scaffali conserva delibere, verbali di riunioni, volantini che raccontano la lunga battaglia dei comitati dei comuni di confine (sopratutto a Cinto, Pramaggiore, Teglio e Gruaro) per passare dal Veneto al Friuli.

Dopo anni di silenzio il dibattito si è riaperto: con il voto del Senato che ha ripristinato le province in Friuli Venezia Giulia il consigliere regionale Markus Maurmair (Fratelli d’Italia) il 26 gennaio ha chiesto al presidente della Commissione Affari istituzionali Diego Bernardis di audire i sindaci dei comuni veneti che parlano friulano; da Venezia l’assessore regionale veneto Marco Zecchinato ha già fatto sapere che andrà a parlare con i sindaci dei Comuni secessionisti che guardano all’altra sponda del Tagliamento. Verrebbe da pensare quindi che, per chi da anni si batte per il salto di regione, questa possa essere l’occasione giusta.

«Non sarà così», pronostica Frattolin, «ci sarà qualche incontro a livello istituzionale, i sindaci dei Comuni di confine alzeranno un po’ la voce, Venezia ci darà un po’ di soldi per completare le fognature, alcuni politici avranno un incarico di maggiore rilievo, e poi la aspetto tra dieci, quindici anni, quando il caso scoppierà ancora una volta. E io le racconterò le stesse cose».

La grande (dis)illusione di questi territori o, per dirla con le parole di Giampietro Sbrugnera e degli amici Emanuele Piatta ed Emanuele Nardo «la solita solfa». Poco prima dell’ora di pranzo i tre amici, dipendenti del gruppo Veritas di Portogruaro, sono seduti a un tavolo del bar Naviglio di San Michele: per un momento sembra di essere in una scena del film Le città di pianura, ma con i protagonisti che parlano il friulano.

«Qui siamo tutti favorevoli, ma un referendum lo abbiamo già fatto e anche se molti avevano votato per il sì il quorum non è stato raggiunto», dice Sbrugnera, «ogni tanto è un tema che ritorna. E poi sparisce».

Emanuele Piatta abita proprio sulla linea di confine, a Villanova della Cartiera. Il cartello sul confine: Benvenuti a Morsano al Tagliamento, anzi Benvenuti a Morsan da Lis Aucjis. Il benvenuto per chi dal Friuli si sposta verso il Veneto è invece questo: San Michele al Tagliamento, comunità di lingua friulana. Cartelli installati circa un anno fa.

«In quindici minuti d’auto sono a Pordenone, tifo e vado a vedere l’Udinese e il Venezia non so neppure come sia messo in classifica. E poi, fino a Sant’Elena. Ma lo stadio nuovo quando sarà pronto?», incalza Piatta, «e poi, ad andare con una Regione speciale, un po’ di soldi in........

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