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Il nuovo fenomeno dei “curiosi da frana” sulle Dolomiti tra sentieri vietati e multe impossibili

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13.09.2026

Chiudere i sentieri a rischio frana e multare chi li attraversa nonostante i divieti, come ha chiesto il geologo Salti. Ma chi lo fa? Quasi nessuno: i carabinieri forestali e le guardie provinciali sono pochi.

I sentieri di montagna più pericolosi vengono sistematicamente chiusi, di solito con ordinanze del sindaco del posto, che prevedono anche le relative sanzioni. Si tratta di ammende da 25 fino a 500 euro per chi viene fermato in divieto di transito. Eppure la gente snobba i divieti, e rischia così di essere travolta da una frana.

Giovedì mattina Luca Olivotto, sindaco di Borca di Cadore, dai piedi della nuova colata del Pelmo che la notte precedente aveva invaso il parcheggio del rifugio città di Fiume, ha infatti visto passare in alto, lungo il sentiero vietato per il rischio frane, una trentina di escursionisti.

Non aveva la possibilità di salire per multarli: avrebbe dovuto coprire a piedi un dislivello di 300 metri, sotto la pioggia e in mezzo alle nubi. Spiega: «Non abbiamo agenti da piazzare lungo i sentieri. I carabinieri forestali, che pure vanno in ispezione, sono pochi. E, in ogni caso, chi può immaginare che con un tempo d’inferno ci siano così numerosi incoscienti?».

Tutta l’area di attenzione sotto la parete Nord del Pelmo è vietata, con tanto di cartellonistica che lo annuncia. Lo è anche il parcheggio per il rifugio Città di Fiume. Nell’ordinanza municipale, tuttavia, non è esplicita la sanzione. «È sottintesa, nel richiamo a specifiche leggi» si precisa in municipio a Borca di Cadore: il Tuel infatti prevede, salvo diversa disposizione di legge, una sanzione amministrativa da 25 a 500 euro.

Dal 18 giugno 2025 sono chiusi i sentieri Cai 241 da Dogana Vecchia a Cengia del Banco e il 242 della Ferrata Berti sul gruppo del Marcora e del Sorapis a San Vito di Cadore. «Il provvedimento è stato adottato a seguito degli eventi franosi del 15 giugno 2025 nella........

© Messaggero Veneto