L’arte dà senso alla storia
La storia dell’umanità è raccontata sui libri? Non è del tutto vero. I libri sono uno strumento per stimolare il pensiero, ma non bastano. Esistono beni intangibili fanno qualcosa di più di raccontare, trasmettono i senso della storia e ne mostrano il significato occulto, cosa che va ben oltre la cronaca di fatti e vicende, che non si limita ad analisi sociale e sociologica, che supera il resoconto scientifico della nostra evoluzione e che palesa il valore dell’essere umano e della sua vita conservandone il mistero. O, se vi piace di più, la sua sacralità.
Non parlo di religione, semmai parlo di arte, anzi, delle arti. Di tutte le arti!
L’essere umano, sin dagli albori della storia, oltre ad occuparsi dello sviluppo della tecnica che gli ha consentito di dominare il fuoco, di scalfire una pietra trasformandola in arma o di inventare la ruota, ha fatto anche cose inutili, come dipingere una mano con lo sputo o una scena di caccia sulle pareti delle caverne in cui si rifugiava. Il senso di quei lavori non era rendere più confortevole l’ambiente fatto di rocce e pietrisco, le rocce non si dipingevano per abbellimento o per noia, probabilmente il senso di quei lavori era celebrare la sacralità della vita, scrivere la memoria del tempo non tanto per lasciar traccia del loro passo nella storia, semmai per creare un ambiente dove la ritualità della vita si palesasse.
L’uomo delle caverne, in una battuta di caccia, rischiava la vita e, spesso, la perdeva. Il confronto con bisonti e mammut non era un safari nel Serengeti, ma un incontro con la fragilità. la morte era parte del gioco e, in caso di sconfitta, tutta la tribù sarebbe stata preda di fame e sofferenza.
Questa battaglia, in luoghi come Lascaux, Altamira e altri, è raccontata in tutta la sua crudezza. Le opere che possiamo ammirare, anche dopo decine di millenni, non sono semplici decorazioni pagate da un mecenate o commissionate da qualche potere forte, semmai sono frutto di un’esigenza creativa creativa che andava oltre le semplici necessità pratiche della comunità.
Oggi, contemplando quelle opere, inevitabilmente siamo scossi da brividi, questo non tanto per la bellezza o per l’antichità, ma per il loro potere comunicativo.
Quindi iniziamo con una parola chiave: comunicare!
La lingua ci viene in aiuto: “cum”, cioè “con”, e “munus”, cioè “dono” o “dovere/incarico”. Nell’antichità, lo scambio di informazioni era visto come atto di reciprocità e il senso di “comunità” si consolidava mettendo a disposizione un “dono”. Oggi il senso del termine sembrerebbe un po’ appannato, specie perché l’uso che si fa dei mezzi di comunicazione è triviale e superficiale. Forse lo è stato, in alcune occasioni, anche nell’antichità, ma allora la vita era assai più fragile e più breve di oggi, non si aveva tempo da perdere in........
