Tesori senza tempo
È finalmente una domenica senza pioggia. Il sole ancora tiepido invoglia ad uscire, e come molti madrileni, decido di fare un salto nel quartiere più castizo della città e perdermi tra i venditori di antiquariato del Rastro.
Il nome “Rastro” deriva dalla scia di sangue lasciata dai bovini durante il trasporto dal vecchio mattatoio alle concerie della zona, e camminando lungo il suo ampio spazio, mi sorprendo sollevata a non trovare tracce di questa sua origine etimologica.
Chiunque decida di venire a fare un giro in questo storico mercato, sa però che può trovare davvero di tutto in piccoli squarci in cui sembra che il tempo si sia fermato.
Mentre osservo delle sedie vintage su cui la mia fantasia ha già fatto accomodare uomini con la pipa in bocca o donne a rammendar calzini, vedo un signore, probabilmente ultra ottantenne, in coda ad uno cassa automatica di sportello bancomat.
Quest’immagine mi folgora apparendo quasi una dicotomia, e mi fermo sospesa a guardare quanto segue.
Arrivato allo sportello, l’uomo prende dalla tasca della giacca una busta che immagino contenga denaro. Lo osservo da una distanza di sicurezza ma mi rendo subito conto che non è in grado di completare la transazione. Tocca lo schermo più volte ma senza ottenere ciò che vuole, e cioè, depositare i suoi contanti.
Si volta allora verso la coda, che nel frattempo si è allungata, e chiede timidamente aiuto al ragazzo posto dietro di lui. Il giovane, molto gentilmente gli dà una mano, gli indica dove premere senza toccare lui lo schermo e nemmeno una delle sue banconote.
L’uomo, con i suoi tempi, riesce a inserire l’importo e completa la transazione mentre il ragazzo gli dice dove premere per completarla.
Finisce, si sposta dallo sportello e lo ringrazia calorosamente. Ma poi, infilando la mano nella tasca della giacca, prende il portafoglio ed offre al suo “assistente “una banconota da dieci euro.
L’anziano dice che vorrebbe ringraziarlo e che dovrebbe fare colazione in suo onore, ma il ragazzo non accetta e gli sorride ringraziandolo a sua volta.
Si salutano così, con quel sorriso sul volto e nel cuore, e a me rimane un sentimento misto tra tristezza e gratitudine.
Tristezza per quest’uomo, e per tutti gli anziani, che si trovano soli contro questo mostro di tecnologia, non solo quando hanno a che fare con le banche, ma anche negli ospedali, nell’ufficio delle imposte, della previdenza sociale, nei municipi… persone che hanno dedicato, lavorando, tutta la loro vita a fornire servizi per modernizzare il Paese, ma a cui non possono accedere perché hanno difficoltà con la tecnologia.
Allo stesso tempo, sento in me montare anche un profondo senso di orgoglio e gratitudine per la presenza di giovani attenti ed amorevoli, di chi si prodiga per aiutare e rendere così la vita di questi uomini “a cavallo tra due mondi” un po’ più facile.
Perché è vero che viviamo ormai in simbiosi con la tecnologia, ma esiste ancora tanta umanità. Basta rimanere ancorati al vecchio con il cuore, pur vivendo il nuovo con la mente.
Un po’ come quando si decide di visitare il Rastro, un mercato storico per chi vuole cercare antichità, e incontra poi tesori, senza tempo.
