Di sussurri e silenzio
La letteratura è un campo di indagine così vasto che, nei secoli, la critica e gli studi letterari hanno inglobato elementi, teorie, approcci, concetti, prospettive e categorie analitiche di molte altre discipline col fine di procacciarsi strumenti nuovi da impiegare per avvicinarsi al significato ultimo che le opere letterarie nascondono. E nei secoli ci sono state anche correnti critiche e di studio del fatto letterario che, al contrario, si sono spinte fino a negare l’esistenza di questo significato definitivo da estrapolare, dirigendosi, di contro, verso il piacere della forma, trovando il senso dell’opera letteraria, cioè, nell’attività che l’ha modellata e confezionata.
Entrambi questi approcci (nei quali io, per brevità, ho accorpato un quantitativo enorme di teorie diverse, indipendenti e anche divergenti tra loro) hanno sempre mantenuto al loro interno un filone più o meno esteso di studi dedicato all’indagine sul lavoro dello scrittore, ambito di investigazione per il quale anche le minute e gli appunti e le prime stesure e persino i diari e le missive personali sono stati tutti materiale prezioso di ricerca. Attraverso di essi, infatti, era possibile tornare alle fasi di gestazione dell’opera e del suo svilupparsi, così da studiarle in relazione alla versione definitiva. Se dovessi fare un esempio e trovare una somiglianza, forse potrei dire che sarebbe come se, per lo studio della fisiologia di un particolare essere umano, si ritornasse a esaminare le ecografie pre-parto e i tracciati, l’amniocentesi e indietro fino al dosaggio delle beta-hcg.
A prescindere dalla prospettiva che guida questo tipo di studio, confesso di non amarlo particolarmente e di non essermi mai interessato a Fermo, per esempio, preferendogli, di contro, sempre Renzo; ma non si può non ammettere che l’analisi dei cambiamenti tra la stesura definitiva e quelle che l’hanno preceduta, se è vero che a volte non offre che sterile erudizione, è altrettanto vero che apre anche e spesso alla possibilità di partecipare dei modi concreti nei quali il funzionamento della meccanica testuale si assesta, oltreché a dare una prova concreta della sensibilità estetica e della consapevolezza dell’artista che, nel suo leggersi senza convincersi, non solo veste i panni del suo lettore (quello che si chiama lettore implicito), ma ne condivide gli occhi e il sentire.
Questo tipo di indagini, frequente nell’accademia vista la sua utilità, non nasce nelle aule, ma trova la........
