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L’estrema destra non fa più paura

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22.09.2026

C’è stato un tempo in cui l’estrema destra europea aveva bisogno di nascondersi. Cambiare simboli. Ripulire il linguaggio. Prendere le distanze dal passato. Convincere gli elettori di essere diventata qualcosa di diverso.

Oggi accade quasi il contrario. Le parole diventano più dure, l’identità nazionale torna a essere contrapposta a quella di chi arriva da fuori, l’immigrazione viene raccontata come una minaccia non soltanto economica ma culturale, la famiglia torna a essere definita secondo un modello preciso, i diritti delle persone LGBTQIA diventano terreno di battaglia politica e l’Unione europea viene sempre più spesso descritta come un ostacolo alla sovranità dei popoli.

E soprattutto tutto questo non scandalizza più come un tempo. È diventato parte della normale discussione politica, forse è proprio qui che dovremmo cominciare a preoccuparci. Non quando l’estrema destra urla. Quando smettiamo di accorgerci che lo sta facendo.

La Germania che non pensavamo di vedere

Quello che sta accadendo in Germania dovrebbe bastare per comprendere la dimensione del cambiamento. Alternative für Deutschland (AfD) continua a crescere e le recenti elezioni regionali hanno ulteriormente eroso il centro politico tedesco. In Meclemburgo-Pomerania Anteriore AfD è diventata per la prima volta la prima forza, mentre anche a Berlino ha raggiunto risultati record. La CDU del cancelliere Friedrich Merz sta invece attraversando una crisi profonda. Non significa che la Germania sia diventata improvvisamente un Paese di estrema destra.

Significa però che il vecchio meccanismo del Brandmauer, il “muro tagliafuoco” attraverso il quale gli altri partiti rifiutano accordi con AfD, deve confrontarsi con una realtà sempre più difficile: cosa accade quando il partito che vuoi isolare continua a conquistare elettori? E la Germania non è un’eccezione isolata.

Le destre radicali o nazionaliste hanno acquisito influenza in diversi Paesi europei, mentre in Francia il Rassemblement National rimane una forza centrale del sistema politico. Il quadro, però, non è quello di una marcia uniforme e inevitabile: in Svezia, per esempio, le recenti elezioni hanno segnato una battuta d’arresto per gli Sweden Democrats. Questo è importante.

Perché raccontare l’avanzata dell’estrema destra come inevitabile finisce paradossalmente per aiutarla. Non è inevitabile. È politica. E ciò che la politica costruisce può essere contrastato dalla politica.

Il problema non sono soltanto i partiti

C’è però un fenomeno forse ancora più importante dei risultati elettorali. Molte idee nate nelle destre radicali sono entrate nel linguaggio delle forze tradizionali. Immigrazione, sicurezza, identità nazionale, politiche climatiche, famiglia: partiti che fino a pochi anni fa avrebbero respinto determinate parole oggi ne adottano almeno una parte del vocabolario nel tentativo di recuperare elettori.

È il vero successo culturale dell’estrema destra. Non deve necessariamente governare per cambiare un Paese. Le basta spostare il confine di ciò che la politica considera accettabile. Quando accade, persino chi sostiene di combatterla finisce per discutere sul terreno che lei ha scelto.

Non ci si domanda più se l’immigrazione costituisca una minaccia identitaria, ma quanto lo sia; non se esistano famiglie diverse, ma quali meritino lo stesso riconoscimento; non se una persona trans debba essere libera di vivere secondo la propria identità, ma fino a che punto quella libertà possa essere tollerata. E nemmeno se l’Europa debba integrarsi maggiormente per affrontare potenze continentali come Stati Uniti, Cina e Russia, ma quanta sovranità dobbiamo riprenderci da Bruxelles.

È così che cambia una società; prima cambiano le parole, poi cambia ciò che siamo disposti ad accettare.

Le persone LGBTQ sono uno dei primi bersagli

È dentro questo scenario che bisogna leggere quello che sta accadendo alla comunità LGBTQ . Non perché sia l’unica minoranza sotto pressione. Ma perché i diritti LGBTQ sono diventati uno dei terreni privilegiati delle nuove guerre culturali.

La Rainbow Map 2026 di ILGA-Europe racconta un continente........

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