Il fotografo
Villeguitas è un uomo basso, un pò rubicondo, parla lentamente con una voce rauca ma acuta, come un altoparlante rotto piazzato nel vagone di un treno. Il suo corpo ha la forma di un cono rovesciato. Indossa pantaloni larghi e lunghe scarpe marroni a punta. Cammina lentamente, quasi di lato. Porta un capello a tesa larga, ha baffi corti e sottili come un grasso Chaplin.
Le nuvole ornano il cielo del pomeriggio e lui si scherma gli occhi per ammirarlo ma inciampa nel gradino prima di entrare in casa.
Arriva tutto agitato, in ritardo, senza darne ragione anche se non c’è stato nessun contrattempo perché in paese tutto è prevedibile, a meno che si tratti di uno sposalizio o di una prima comunione organizzata in fretta.
Villeguitas è un tipo sorridente anche se quando racconta la sua vita ha un tono malinconico.
Quando si presenta dice con orgoglio di essere un fotografo e che il suo è un mestiere centenario.
Ha ereditato la macchina fotografica da suo padre, il miglior fotografo del nord dell’Argentina.
Il vecchio Carlos -uno dei suoi clienti preferiti-sta nel portico, con la radio a tutto volume. Non è solo. La sua moglie gli porge un mate che gli ha preparato una delle sue figlie e Carlos succhia rumorosamente fino in fondo.
Villeguitas lo saluta e sorride, quasi per riflesso condizionato. Carlos gli allunga la mano e appoggia il mate sopra il tavolino che lui stesso ha costruito.
Villeguitas si sfila la borsa di cuoio e la appoggia sul braccio. Estrae la macchina fotografica e la mostra con orgoglio.
“La conosco già”, dice Carlos infastidito. “Era di suo padre”. Villeguitas la alza e ne ostenta la forma. È fiero del lascito di suo padre. Sente che in quella macchina è inciso il nome e lo splendore del grande fotografo.
“Cosa facciamo”, dice Carlos.
“Quello che avevamo stabilito”, risponde Villeguitas con tono enigmatico.
“Quello che dissi”, afferma nuovamente
“Vieni cara”, dice Carlos e le si avvicina di qualche passo.
“Sono qui”, risponde lei,
“Dobbiamo fare la foto”
“La”, dice Villeguitas e indica un mucchio di mattoni rossi. Carlos prende sottobraccio la anziana e la aiuta a camminare. La vecchietta è cieca da qualche mese e non è abituata al buio.
Dice che vede una macchia biancastra e nient’altro.
Carlos si mette di lato e la tiene sottobraccio. Lei guarda nel vuoto, come se non sapesse dov’è.
Lui tiene il mate con l’altra mano, con una certa audacia, come in una posa cinematografica.
Anche se non ha mai lavorato nel cinema, ha fatto teatro quando era molto giovane. Questo lato istrionico e burlesco permane nella sua gestualità.
Villeguitas appoggia il treppiede sopra un piccolo cumulo di terra. Misura la distanza. Guarda nel mirino, come un punto infinito. La pancia gli cade per il peso e lui cerca senza riuscirci di sistemare il telo.
Guarda nuovamente nel mirino. Carlos sorride mentre la vecchia apre appena la bocca.
“Ricorda amico che questa è storia, è documento”. si vanta Villeguitas.
“Non girarci troppo intorno”, dice Carlos.
Arriva nell’aria il latrato di un cane lontano e la vecchia alza il volto seguendo l’eco.
“Debe essere il cane di Befeo”, dice.
Carlos guarda in alto. Non sa che morirà nel suo letto, lontano dalla posa e della scena.
La vecchia è cieca e quello è il suo destino.
Mormora qualcosa, inintelligibile. Sembra che preghi. Carlos si spazientisce. Crede che lei pensi a Dio perfino in un servizio fotografico.
Villeguitas lo ha accompagnato in ogni cosa, fin dalla giovinezza. Carlos è stato deputato e il fotografo ha ritratto la sua figura in tutti gli eventi del suo passato. O almeno così mi ha detto in un’intervista che gli feci molto tempo fa.
Villeguitas parla e parla, inarrestabile.
Si sente un click insolito, strampalato .
Carlos si muove e la vecchia gli afferra il braccio.
“Fatto”, dice Villeguitas
Carlos si allontana rapidamente e lascia la vecchia da sola, abbandonata. Le chiede di restare tranquilla e fa un gesto muto con la mano: chiede a Villeguitas di fotografarla di profilo senza che lei se ne accorga.
“Cosa sucede caro”, dice la vecchia insospettita.
Villeguitas scatta la foto. Nel silenzio assoluto della sera, Villeguitas le fa una foto di profilo. Il naso aquilino e la bocca rugosa e serrata, appaiono in primo piano. Tradisce un’espressione di disaggio, come se conservasse un’orma di rassegnazione, come se sapesse qualcosa del futuro.
È l’ultima immagine di loro due insieme. Entro pochi giorni Carlos muore per un sincope. Lei chiede a Villeguitas di scattargli una foto nella bara. Lui non accetta. Dice che non può fare foto ai morti.
Traduzione di Stefano Maiocchi, con la supervisione dall’insegnante di Spagnolo Ana Lia Zamorano (Il Tempo Ritrovato- Lombardia-Italia- 2025-)
