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Capo di Stato, e gay?

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28.04.2026

Dalla Repubblica di San Marino: il primo Capo di Stato al mondo dichiaratamente gay ci parla del perché i diritti vanno difesi sempre e in prima persona.

A continuación, puede leer este artículo también en español

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I nati tra gli anni ‘70 e gli ‘80, quelli che vengono definiti “xennials” – la generazione a cavallo tra la X ed i millenials – hanno potuto assistere, a partire dagli anni 2000, ad una forte spinta nell’ottenimento di quelli che comunemente si definiscono “diritti civili”: termine oltretutto piuttosto generoso verso chi dovrebbe riconoscere i diritti ma molto ingiusto per coloro che ne devono usufruire. Dovremmo infatti parlare di “diritti umani” sempre e comunque.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) già dal 1990 ritirò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, ma sarà solo a partire dal 2001 che il primo Paese al mondo legifererà in modo concreto sui diritti delle persone omosessuali: è l’anno in cui i Paesi Bassi introducono il matrimonio egualitario; a loro seguiranno il Belgio nel 2003 e la Spagna nel 2005. Per le persone trans invece la prima legge per la piena inclusione arriverà dall’Argentina nel 2012.

L’inizio del riconoscimento dei diritti non è un fatto legato ad una particolare congiuntura storica bensì il risultato di una maturazione delle coscienze stimolate da dure lotte portate avanti, in modo collettivo, in particolare dalla fine degli anni ‘60 (con i moti di Stonewall) e successivamente grazie alla forte spinta data dai movimenti nati durante i difficili anni della diffusione dell’HIV e delle morti per AIDS.

Noi xennials, cresciuti senza l’accesso alle informazioni e alle reti sociali, abbiamo imparato a conoscere la nostra identità e orientamento sessuale utilizzando ogni mezzo a disposizione, spesso di nascosto dallo sguardo degli amici, della famiglia, della scuola e spesso anche avvolti da quel senso di vergogna che provavamo, perché  per gli altri non eravamo “normali”: quindi gli incontri nei parchi, nei parcheggi degli autogrill o nei bagni delle stazioni, i giornali furtivamente comprati nelle edicole, magari di città diverse dalle nostre, i viaggi all’estero e i brevi video porno scambiati con i compact disk.

Questi momenti sono stati per noi uno spazio di piacere e di “sicurezza” in cui poter trovare dei riferimenti in cui riconoscersi. Infatti, quelli offerti dai media, dal cinema e dalla tv, erano esclusivamente assimilati a ruoli in cui l’omosessuale era ridicolizzato o relegato a ruoli marginali della società.

Ci sono mancati quindi i “referenti”: quelle persone che in un certo modo potessero essere un punto di riferimento con cui identificarsi e pensare che un giorno, seppur diversi, o come spesso ci sentivamo, sbagliati, avremmo potuto ambire ad essere una persona di successo o una persona comune, con una vita comune, un compagnx, costruire una famiglia o essere semplicemente una persona felice.

I referenti della comunità LGBTIQ rappresentano questo: una guida, un modello, qualcuno che anche solo esistendo ci fa sentire meno soli.

Oggi, ad un paio di generazioni di distanza dagli xennials, nonostante i forti cambiamenti e la grande evoluzione nel campo legislativo, dobbiamo superare ancora un grosso ostacolo: il cambiamento culturale.

“Ormai non siete più discriminati”, “ormai avete le unioni civili”, “in tv sono più dei vostri che dei nostri”: frasi che sentiamo ripetere costantemente da conoscenti, familiari, politici, istituzioni. Ma vediamo anche ragazze che per tenersi per mano in città vengono aggredite verbalmente, coppie di uomini che per un bacio in spiaggia vengono cacciati dallo stabilimento, ragazze trans prese a calci e pugni e ancora, persone LGBTIQ che non riescono a vivere la loro vita e pertanto decidono di farla finita: anche oggi, nel 2026.

Paolo Rondelli, eletto a San Marino, è il primo Capo di Stato dichiaratamente gay nel mondo – Il suo percorso, le sue lotte e i suoi successi sono un esempio per le tantissime persone che ancora sono vittime di discriminazione, scherno e persecuzione

Forse non tutti conoscono San Marino, forse non è chiaro dove si trovi questa piccola Repubblica, e non tutti sapranno che San Marino è la più antica Repubblica del mondo.

Recentemente, nel 2022, la Repubblica di San Marino è diventata un referente per la comunità LGTBTIQ grazie al suo primo Capo di Stato al mondo apertamente gay.

L’elezione di Paolo Rondelli a Capo di Stato della Repubblica di San Marino (il titolo sanmarinese è di Capitano Reggente) ha rappresentato un prima e un dopo sul piano politico e istituzionale. Per la prima volta, nel mondo, un uomo gay ha assunto ufficialmente la guida di un Paese facendo del suo orientamento sessuale non solo un motivo di orgoglio personale ma un esempio, una speranza, l’apertura di un cammino finora percorso anche da altri, ma sempre con “prudenza”, pudore e riservatezza.

La sua nomina non è stata soltanto un fatto politico, è stata ed è un segnale culturale e sociale molto forte: perché quando si assume un ruolo pubblico si accendono le luci dei riflettori e improvvisamente anche il personale diventa pubblico.

Ecco che la visibilità di una figura istituzionale apertamente queer assume un valore simbolico e concreto: l’istituzione diventa un punto di riferimento, un catalizzatore di cambiamento ed uno strumento di legittimazione per tante persone che, ancora oggi, con molta fatica, paura e anche vergogna, cercano riconoscimento e pari dignità.

Parlare di Paolo Rondelli significa quindi riflettere sul peso della rappresentanza, sull’importanza dei modelli positivi e sul ruolo che la politica ha nel promuovere inclusione e diritti.

In questa intervista approfondiremo il significato della sua esperienza, il valore della visibilità e il contributo che leader come lui possono offrire nel costruire una società più aperta e inclusiva nella quale le persone LGBTIQ possano sentirsi pienamente parte attiva.

Paolo, il tuo percorso professionale si è sviluppato all’interno di un intenso cammino attraverso........

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