Grazia, miracolo di sovranità ma si pensi anche ai casi umani
Se il re è il titolare di ogni potere ed è a capo di tutto, se la giustizia è amministrata in nome del re, è normale che lo stesso possa porre nel nulla l’operato dei “suoi” poliziotti e carabinieri, come le sentenze dei “suoi” giudici, e concedere grazie oppure commutare pene. È quanto si disponeva nelle monarchie ed ancora si ripeteva all’art. 8 dello Statuto albertino. Quando sono sorti gli Stati moderni su base democratica e repubblicana, ossia a dire si è affermata la separazione dei poteri, si è sancito che solo il consenso popolare dal basso può essere fonte di legittimazione del potere politico, si è anche stabilito che nessuna carica elettiva può essere a vita, ciò nondimeno si è mantenuto per il capo dello Stato il potere di dare grazie a soggetti condannati in sede penale. È quanto ancora oggi prevede l’art. 87 della Costituzione italiana, che ripete pressoché letteralmente la formula dello Statuto albertino. E si assiste a presidenti Usa, a governatori degli stati americani, a presidenti francesi e tedeschi come, appunto, al capo dello Stato italiano che danno grazia ad individui condannati nelle aule di giustizia dei rispettivi Paesi.
La grazia ha tutta la consistenza di un miracolo,........
