Venticinque anni dopo il G8, la testimonianza: «Quel giorno a Genova finì una visione del mondo»
Venticinque anni dopo il G8, la testimonianza: «Quel giorno a Genova finì una visione del mondo»
Il racconto dell’allora diciannovenne Alex Canella di Portomaggiore
Ferrara Quello di Genova nel 2001 è stato il più tragico G8 della storia: dagli scontri nelle strade, alla morte di Carlo Giuliani, all’assalto alla scuola Diaz, fino alle torture alla caserma Bolzaneto. Doveva essere il biglietto da visita del secondo Governo Berlusconi insediato un mese prima, una dimostrazione di forza e controllo agli otto leader del mondo di fronte ai quali non voleva sfigurare, tra cui Vladimir Putin, George W. Bush, Tony Blair, Jacques Chirac, nomi che ancora ci parlano. Invece si è trasformato in quello che Amnesty International ha definito «la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale».
Una di quelle fratture sociali mai ricomposte della storia recente, che ha segnato chi c’era, ma anche chi non c’era. Un movimento che era riuscito ad avere una portata globale tanto quanto il modello economico neoliberista che contestava, da qui la definizione di “no global” o “popolo di Seattle” perché da lì era partita la protesta a globalizzazione finanziaria e strapotere delle multinazionali, con richieste specifiche come cancellazione del debito per i Paesi poveri, introduzione della Tobin Tax, più impegno per l’ambiente e più diritti ai migranti.
“Voi G8 noi 6 miliardi” era uno degli slogan per senso di ingiustizia che si........
