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Serve un’alleanza dell’Alto Adriatico per attirare le navi dall’Asia

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22.03.2026

Ci sono due modi di prepararsi alla valorizzazione italiana dell’Imec, l’India - Middle East - Europe Economic Corridor. Quello di attendere che la pace torni in Medio Oriente per poi correre a rivendicare un posto nel sistema logistico che ne seguirà. E quello di usare questa pausa forzata per costruire ciò senza cui l’Italia rischia di restare spettatrice anche quando la tratta terrestre del corridoio, quella che va dal golfo Persico al Mediterraneo, tornerà percorribile. Perché l’Imec avrà successo solo se saprà intercettare a regime un volume di traffico significativo, capace di costituire un vero complemento/alternativa a Suez , l’Alto Adriatico non si vedrà sfilare da sotto il naso quel traffico solo se si attrezzerà per intercettare quel volume di traffico, adeguando la scala operativa della sua portualità.

L’Imec è il progetto annunciato con grande enfasi al G20 di Nuova Delhi nel settembre 2023: una catena intermodale che collegherebbe i porti indiani del Gujarat al golfo Persico, poi, via terra, strada e ferrovia, attraverso Emirati Arabi, Arabia Saudita, Giordania e Israele fino a Haifa, e da lì via mare verso i porti europei. Un corridoio logistico (merci, energia e dati) a servizio di una relazione, quella tra l’Europa e l’India, destinata a crescere comunque. Ma sul quale grava al momento l’ipoteca della guerra. A Gaza non è finita. In Libano è ricominciata. E sull’Iran, di suo fattore di forte instabilità regionale, si sta abbattendo l’ira di Israele e degli Usa.

Parlare di tratta terrestre dal golfo Persico ad Haifa mentre i missili cadono è, per usare un eufemismo, prematuro. Questo non vale per la Development Road turco-irachena e la sua tratta terrestre da Al Faw a Mersin , ma che........

© La Nuova di Venezia