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Matteo Righetto: «Ritroviamo il silenzio perduto delle Dolomiti»

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06.04.2026

Matteo Righetto ha accettato il secondo mandato alla guida della Sezione Cai di Livinallongo-Colle Santa Lucia.

Lui, scrittore padovano che nelle Terre alte vive per buona parte dell'anno, e che dell'impegno su un nuovo (ma antico) modo di vivere la montagna ha fatto quasi una bandiera, all'assemblea di Arabba è tornato sui temi che gli sono cari, lanciando anche qualche stoccata.

Vorrebbe, ad esempio, maggiore unità d'intenti (in seno al Cai, si intende) sui temi della tutela ambientale e nel contrasto al turismo cafone, che ormai va per la maggiore e che sta diventando quasi il tema centrale: «Purtroppo - ha detto in assemblea - non sono molte le sezioni locali attente a queste tematiche. Mi trovo invece in piena sintonia con Francesco Abbruscato, Presidente Cai Veneto».

Righetto, alle osservazioni critiche contenute nel dossier Nevediversa di Legambiente, Valeria Ghezzi di Anef (gli impiantisti) ha in un certo senso risposto di "scendere dalla pianta" perché senza lo sci, la montagna è morta; e quindi nessun dietrofront sulla cosiddetta monocultura. Questo mi sembra già un punto interessante.

Senza la neve e senza l’acqua, il primo a morire sarà proprio lo sci. Per qualcuno rimane evidentemente un punto fermo, ma fermo nel senso fotografico. Chi insiste pervicacemente sulla monocultura dello sci non vede la fluidità delle cose che cambiano e non riesce a percepire i mutamenti in atto. Manca la capacità di comprendere che non c'è un futuro se ci limitiamo a guardare sempre e soltanto il presente. Panta rei, per citare Eraclito. La politica e le imprese dovrebbero chiedersi come sarà l'economia montana tra dieci anni, invece di dire "per noi le cose stanno così, punto e basta".

Proviamo a spacchettare tra mondo imprenditoriale e politica:........

© La Nuova di Venezia