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I cicloturisti premiano le piste del litorale veneziano: «Due milioni di presenze sulla costa»

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La costa veneziana su due ruote, il cicloturismo riempie le spiagge in questo scorcio di stagione. Dopo la Pasqua, e già prima del 25 aprile e primo maggio, il litorale si riempie nel fine settimana di turisti in sella alle bici. Un indotto importante. A Jesolo lido in questi giorni si vedono interi gruppi che pedalano dalla ciclabile sospesa di Cavallino Treporti alle valli jesolane. E rianimano la ciclabile di via Bafile al lido di Jesolo riempiendo ristoranti e pizzerie.

Oggi il cicloturismo tocca 2 milioni presenze sulla costa veneziana, con oltre 1 miliardo di euro di indotto. Il presidente di Confapi turismo, Roberto Dal Cin, evidenzia che ogni cicloturista spende in media 105 euro al giorno. «I mesi clou sono aprile e maggio», spiega, «quindi settembre e ottobre, con le altre presenze distribuite nel cuore della stagione. Nel 2026 sono previsti 13 milioni di cicloturisti in Veneto, quasi raddoppiati in un paio d’anni. Jesolo e Cavallino sono i punti di riferimento, ma pedalano molto bene anche Bibione e Caorle». Alex Kornfeind, destination manager triestino e guida Federciclismo, in questi giorni ha percorso tutto il litorale registrando video ed esaminando i vari tragitti.

«Penso a quel capolavoro che è la ciclopedonale a sbalzo a Cavallino Treporti», un’esperienza meravigliosa. Il Veneto è una delle regioni con più potenzialità. L’arrivo della Fiera del Cicloturismo a Padova non è solo un traguardo, ma una dichiarazione d’intenti alle altre regioni elevando ufficialmente il Veneto come la “casa” di questo settore in Italia. Certo, se i servizi non vengono gestiti al meglio si rischia di trasformare il sogno in un incubo. Bisogna superare la “frammentazione” perché l’intermodalità non è un optional e in Europa non è un miraggio. Si possono costruire le ciclovie vetrina più belle al mondo come la Treviso Ostiglia, o la Trieste Venezia, ma se la rete secondaria resta un mosaico scollegato il cicloturista si sente tradito.

Avendo recentemente percorso il tratto veneto della Trieste Venezia, più volte mi sono trovato in mezzo al nulla, senza ombra e senza un cartello. Un viaggio non può trasformarsi in un’odissea come per esempio la stazione di Mestre quando devi spostare una ebike con borse da 25 kg dal binario 2 al binario 8, in alta stagione inseguendo il treno in ritardo, attraverso barriere architettoniche anacronistiche. O a Punta sabbioni. Se il collegamento tra ferro e acqua, come il tappo logistico vissuto tra Lido e Punta Sabbioni non è fluido, l’intero investimento infrastrutturale perde di valore. Anche i centri minori devono avere le risorse per garantire standard europei nella cura dei percorsi, sia a Ceggia o Torre di Mosto sulla Trieste-Venezia».

Il settore giova anche all’entroterra. Magicabike grazie al suo Gruppo Guide Veneto Orientale persegue da vent’anni la promozione del cicloturismo. «La formazione e la divulgazione dei fondamenti delle due ruote», dice Franco Baradel, «sono alla base del percorso che le Guide e gli Accompagnatori Cicloturistici mettono a disposizione a partire dalle scuole. Un aspetto comunque che tocca anche i valori economici; dal noleggio bici alle strutture ricettive». Nicola Manente di “Bike for me”, società di noleggio e tour, referente di Confesercenti turismo, ricorda: «Abbiamo vere e proprie arterie europee e nazionali dalla Monaco-Venezia, alla Vento, Venezia-Torino, quindi percorsi regionali». 


© La Nuova di Venezia