Lo sfregiatore dell’acido fa il nome del mandante: «La gelosia non c’entra»
«Sì, c’è un mandante. Ma gelosia e questioni sentimentali non c’entrano». La versione di Leo Dimoski, in carcere per aver aggredito Serena Clarich con l’acido la sera del 26 giugno a Peseggia, è condensata nell’interrogatorio di garanzia durato oltre due ore e mezza e condotto giovedì 27 agosto dal gip Andrea Innocenti nel carcere di Santa Maria Maggiore, a Venezia, davanti al 22enne macedone e alla sua avvocata, Marianna De Giudici.
Nel giorno della pubblicazione da parte dei carabinieri del video che ritrae quei drammatici istanti registrati dalle telecamere di sorveglianza, la ricostruzione dei fatti fornita da Dimoski, in carcere dal giorno successivo all’aggressione ma per via di un controllo alla stazione Santa Lucia dal quale era emerso un mandato d’arresto internazionale spiccato dalla Macedonia per due furti aggravati, dovrà ora essere vagliata dagli inquirenti.
«Ora altri accertamenti»
«Ora dovremo svolgere accertamenti urgenti per verificare quanto è stato raccontato», conferma la procuratrice aggiunta, Barbara Sargenti. Tanti, troppi i punti che non sembrano convincere gli investigatori.
Incognite sul movente
A partire proprio dal........
