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Pierantonio Novara racconta Mazzacurati: «Noi fratelli di cinema, quanta nostalgia»

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Avvolge il tabacco con la dovizia di un monaco e la disinvoltura di chi ne ha fatto un adorabile vizio. Marca American Spirit. Quanto fuma Pierantonio? «Più che posso», risponde ridendo. «L’ho sentito dire la prima volta a Raul Gardini che non smetteva neppure a bordo del Moro di Venezia».

Una battuta e una lacrima. Il padovano Pierantonio “Noki” Novara, 68 anni a settembre, ripesca una parola dietro l’altra il lessico familiare condiviso con Carlo Mazzacurati. Di lui fu amico di una vita, assistente, aiuto regista e attore in piccoli ruoli.

«Parlerò del Mazzacurati uomo, non dell’artista», chiarisce intento ad accendersi finalmente la sua sigaretta. È un pomeriggio d’estate, si chiacchiera seduti su uno sdraio in spiaggia agli Alberoni, da metà degli anni Novanta il suo buen retiro estivo.

«Sono passati dodici anni dalla morte di Carlo. Ora lo riesco a ricordare con piacere, senza sofferenza. Però diamoci del tu, e chiamami Noki».

D’accordo, ma perché Noki?

«Dal mio cognome Novara. Quando sei meravigliosamente stupido, a quindici anni, c’è sempre un amico che dà soprannomi a tutti. E a me, che ero piccoletto, è toccato Noki».

Quando ha conosciuto Mazzacurati?

«Avevo 21 anni mentre lui girava alcune scene del suo primo lungometraggio in un campo da rugby. Vagabondi, si chiamava. Prodotto dal nonno toscano, un matto di prima categoria. All’epoca io giocavo al Cus Padova. La nostra amicizia è iniziata così. Erano in cinque fratelli, in quel periodo frequentavo la compagnia di sua sorella Cristina. D’estate tutta Padova andava a trovarli nella casa di Bibbona. Un episodio ci ha particolarmente legati. Eravamo al mare, c’erano onde molto grandi, un rumore infernale. Mi accorsi che uno dei suoi amici stava affogando e lo salvai. E........

© La Nuova di Venezia