Referendum sulla giustizia, le ragioni del No: “Il vero obiettivo è ridurre l'indipendenza della magistratura per tutelare i potenti”
Empoli, 1 marzo 2026 – Non nasconde la propria preoccupazione per la riforma sottoposta a referendum, il procuratore della Repubblica di Viterbo, Mario Palazzi. La posizione contraria nasce da una lettura che va oltre l’aspetto tecnico della separazione delle carriere. «La separazione delle carriere è uno specchietto per le allodole, non è la vera posta in gioco. Se fosse solo questo il tema, potrei essere un semplice contraddittore. Invece sono seriamente preoccupato come cittadino, non solo come magistrato».
Il nodo centrale a detta di Palazzi riguarda l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’autonomia della magistratura. «Siamo di fronte al più grande attacco all’indipendenza degli organismi di controllo, che sono il fondamento delle democrazie liberali. Le democrazie sono in crisi perché avanza un modello in cui chi governa tende a prendersi tutto. Qual è il pericolo più grande che intravedo in questo cambiamento? Semplice. La separazione delle carriere di cui non si sente il bisogno apparentemente sembra il tema principale della modifica costituzionale, in realtà è solo il contorno, il piatto principale è diminuire l’indipendenza dei magistrati, tutti. Farne un soggetto più debole. Un danno per tutti i cittadini che potenti non sono. Il problema vero è il rapporto tra politica e magistratura».
Il rischio principale, insomma, è che la riforma renda i magistrati più condizionabili. «Si vuole creare una magistratura più timorosa, più preoccupata della reazione dei potenti. Si sta demolendo la struttura del sistema liberale che prevede la separazione dei poteri. Oggi chi sta al governo non tollera il controllo. Siamo per una magistratura libera e indipendente. Noi non siamo i servi di nessuno». Per Palazzi la riforma non affronta i veri problemi della giustizia italiana. «Non incide sui tempi dei processi, sull’organizzazione degli uffici, sulla qualità delle decisioni. L’inefficienza dipende da fattori strutturali: carenze di organico, personale amministrativo insufficiente, disuguaglianze tra uffici. Nulla di tutto questo viene toccato».
Un passaggio particolarmente critico – viene sottolineato – riguarda la riorganizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura. Il No difende il ruolo e la rappresentatività del Csm. L’introduzione del sorteggio per la scelta dei suoi membri, secondo il procuratore, «svilisce la responsabilità e la funzione di autogoverno dei magistrati». Le cariche istituzionali non possono essere estratte a sorte: devono rispondere a criteri di competenza, responsabilità e rappresentanza. «Alla base del No, c’è una questione di principio costituzionale. Si sta sacrificando un equilibrio delicato perché non si vogliono più sentenze che non piacciono. Indebolire il CSM significa avere una magistratura inibita, che quando deve scegliere tra il forte e il debole potrebbe non essere più libera di decidere solo in base al diritto».
Se dovesse convincere un elettore indeciso in un minuto, Palazzi punterebbe su un argomento essenziale: «Difendere la Costituzione nata dopo il fascismo e la guerra, dal sacrificio di tanti uomini e donne e che ha permesso a questo Paese di diventare quello che è. È quella che ha garantito libertà, unità ed equilibrio tra i poteri dello Stato. L’indipendenza della magistratura non è un privilegio ma una garanzia per tutti».
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