Allergie infantili: dal polline agli alimenti. “Crescono i sintomi respiratori e cutanei”
Allergie infantili: dal polline agli alimenti. “Crescono i sintomi respiratori e cutanei”
Allergie infantili: dal polline agli alimenti. “Crescono i sintomi respiratori e cutanei”
Tutto quello che devi sapere per proteggere i tuoi bambini: cause, trattamenti e strategie preventive fin dai primi mesi di vita. Lo spiega l'esperto Fiocchi dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
Allergie infantili, dal polline agli alimenti
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Negli ultimi anni, sempre più bambini soffrono di allergie, non solo stagionali ma anche alimentari e respiratorie, con sintomi più precoci e prolungati rispetto al passato. Per fare il punto su questa tendenza, abbiamo intervistato il professor Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nonché punto di riferimento nazionale ed internazionale sul tema dei disturbi allergici infantili.
L'esperto ci spiega le ragioni dell'aumento dei casi di pollinosi e allergie alimentari, confermando come inquinamento, cambiamenti climatici e dieta moderna possano incidere sulla comparsa e sulla gravità dei disturbi. Fortunatamente, di converso, si fanno strada diverse novità: dalla diagnostica molecolare all’immunoterapia allergene-specifica, passando per i farmaci biologici. Completano l'approfondimento consigli e strategie da mettere in atto sin dai primi mesi di vita.
Negli ultimi anni si osserva un aumento delle allergie nei bambini, non solo stagionali. I dati del Bambino Gesù confermano questa tendenza?
"Sì. Per le pollinosi pediatriche, registriamo un aumento progressivo dei casi dal 2022 e un passaggio da circa 5.000 pazienti con allergie respiratorie nel 2019 a circa 10.000 bambini e ragazzi con pollinosi seguiti ogni anno oggi. Sul fronte alimentare, stanno crescendo sia l’incidenza sia la complessità clinica, con aumento soprattutto di arachide e frutta a guscio. Quindi la risposta è sì: la tendenza c’è, anche se non tutte le forme allergiche crescono con la stessa velocità”.
Quali tipi di allergie pediatriche sono più comuni oggi: alimentari, respiratorie, cutanee, o altre?
"L'incidenza varia con l'età. In età lattante sono di gran lunga superiori le allergie alimentari, che poi per effetto della progressiva spontanea risoluzione di alcune tra le più importanti - quali le allergie al latte ed all'uovo - vanno diminuendo in incidenza, mentre aumentano - a partire dall'età prescolare - le allergie respiratorie. In generale, le forme più frequenti nella pratica pediatrica restano quelle respiratorie e cutanee, mentre le allergie alimentari sono quelle che più preoccupano per rischio di reazioni severe e per impatto sulla qualità di vita. Nella nostra casistica ordinaria abbiamo rinite allergica, allergia alimentare, congiuntivite, asma, dermatite atopica e orticaria; accanto a queste segue abbiamo un numero crescente di allergie a farmaci, a imenotteri ed entità emergenti come esofagite eosinofila e FPIES. Se dobbiamo semplificare: per numerosità pesano molto respiratorie e cutanee; per complessità clinica stanno crescendo soprattutto le alimentari".
Quanto influiscono fattori ambientali come inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici sullo sviluppo o sull’intensità delle allergie nei bambini?
"Influiscono molto, sia sull’insorgenza sia sulla gravità. L’OMS sottolinea che cambiamento climatico e inquinamento atmosferico agiscono insieme: temperature più alte e più CO2 favoriscono stagioni polliniche più precoci, più lunghe e con maggiore produzione di pollini, mentre il particolato può aumentarne l’allergenicità. In Italia stiamo assistendo a stagioni polliniche più lunghe e meno distinguibili. In pratica, il bambino predisposto oggi è esposto più a lungo e spesso a pollini “più aggressivi”, con sintomi più intensi e periodi di tregua più brevi. Questo rende anche più difficile il lavoro del pediatra allergologo, che basa la sua diagnosi sulla cronologia dei sintomi. Allungandosi le stagioni, è più difficile dire se un'allergia respiratoria dipende per esempio del polline di olivo o da quello di graminacee".
L’alimentazione moderna può favorire l’insorgenza di nuove allergie o influenzarne la gravità?
"Direi che può influenzare il rischio e la complessità, ma non va trasformata in un capro espiatorio unico. Le evidenze più recenti suggeriscono che una dieta moderna povera di diversità possa alterare microbiota, barriera intestinale e risposta immunitaria. Anche l'introduzione di nuovi alimenti nella nostra dieta può variare l'incidenza delle allergie: paese che vai, allergia alimentare che trovi. Così, per esempio, in Israele è protagonista tra i bambini allergia al sesamo; nel sud-est asiatico quella per i gamberi e gli altri frutti di mare; e da noi l'allergia al Kiwi era sconosciuta fino agli anni ’60 dello scorso secolo. In questi anni le forme più emergenti sono allergie come l’arachide e la frutta a guscio. Quindi sì, l’alimentazione contemporanea può essere un co-fattore, soprattutto dentro un quadro più ampio fatto di genetica, ambiente e maturazione immunitaria".
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Per quanto riguarda le allergie respiratorie, come sono cambiate le stagioni polliniche e quali effetti hanno sui sintomi pediatrici?
"Sono cambiate in tre modi: iniziano prima, durano di più e si sovrappongono maggiormente. Alcune piante che una volta pollinavano a metà febbraio oggi possono iniziare già a gennaio, talvolta perfino nel periodo natalizio; le graminacee possono anticipare di settimane e in alcune annate avere una seconda fioritura a fine estate. Per i bambini questo significa sintomi più precoci, più prolungati e una maggiore difficoltà a individuare “periodi liberi” dai pollini".
Con stagioni polliniche più lunghe e sovrapposte, quali strumenti diagnostici innovativi utilizzate per individuare con precisione gli allergeni?
"La novità più importante è la diagnostica molecolare o component-resolved diagnosis. Accanto ai test tradizionali — prick test e IgE specifiche — oggi usiamo pannelli avanzati capaci di analizzare centinaia di allergeni contemporaneamente e di identificare non solo la fonte, per esempio “graminacee”, ma le singole componenti molecolari responsabili. Questo permette una vera “mappa” delle sensibilizzazioni e aiuta a distinguere meglio tra polisensibilizzazione, cross-reattività e allergeni clinicamente rilevanti, rendendo più mirata anche l’immunoterapia".
Quali terapie risultano più efficaci per gestire le allergie pediatriche e quanti bambini seguono l’immunoterapia allergene-specifica?
"Per le allergie respiratorie, la gestione più efficace combina misure di riduzione dell’esposizione, terapia sintomatica e, nei casi selezionati, immunoterapia allergene-specifica. Le linee guida WAO ricordano che l’immunoterapia è l’unico trattamento capace di modificare la storia naturale della malattia allergica respiratoria; un ciclo di 3 anni, sottocutaneo o sublinguale, può ridurre sintomi e farmaci e nei bambini con rinite allergica moderato-severa da pollini può anche contribuire a prevenire l’asma. Al Bambino Gesù, circa 1.000 pazienti sono attualmente in trattamento con immunoterapia allergene-specifica e circa 370 bambini la iniziano ogni anno. Per le allergie alimentari, oltre all’evitamento e al piano d’emergenza con adrenalina, le linee guida più recenti indicano un ruolo crescente per immunoterapia orale e, in casi selezionati, per un farmaco biologico: l’omalizumab".
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C'è qualche abitudine virtuosa che si può mettere in campo sin dalla nascita in termini di prevenzione?
“Sì: oggi la prevenzione non significa “evitare tutto”, ma accompagnare bene la maturazione immunitaria. Le linee-guida dicono di non ritardare inutilmente l’introduzione degli alimenti allergenici, ma di introdurre durante lo svezzamento, in forme adeguate, uovo ben cotto e, nelle popolazioni ad alta prevalenza, anche arachide; la finestra più favorevole sembra essere tra 4 e 6 mesi. Le stesse linee guida sconsigliano di usare latte formulato standard come integrazione al seno nella prima settimana di vita come strategia preventiva. In termini pratici: allattamento quando possibile, svezzamento guidato ma non eccessivamente restrittivo, niente fai-da-te nelle esclusioni alimentari e attenzione a un ambiente domestico sano, non fumoso e poco inquinato".
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