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Firenze, l'Abruzzo sale sulla terrazza del Tornabuoni: la pizza di Maiorano alla prova dei vini Spinelli

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22.09.2026

Seconda tappa del tour firmato Cantine Spinelli e Gambero Rosso

Firenze, 22 settembre 2026 – Su Firenze, il 9 settembre, piove. E una serata pensata per una terrazza rischia di cominciare nel modo peggiore. Invece al quarto piano del Tornabuoni, sulla Butterfly Terrace, l'aperitivo che ci accoglie fa dimenticare il meteo nel giro di pochi minuti: uno spazio raccolto, la vista sui tetti della città, e la cura del general manager Marco Del Lama e del suo staff, capaci di trasformare anche una sera d'acqua in ospitalità fiorentina. Il palazzo, del resto, aiuta.

Il Tornabuoni occupa uno degli edifici più antichi della città, un tredicesimo secolo appartenuto prima ai Bombeni e poi ai Minerbetti, oggi parte della collezione VRetreats: negli spazi comuni c'è ancora la pietra serena delle antiche volte, mentre le sessantadue camere, ciascuna con un colore e un nome diverso, richiamano personaggi e atmosfere rinascimentali. È qui che va in scena la seconda tappa di «Cantine Spinelli in terrazza«, il tour nato dalla collaborazione fra la cantina abruzzese e il Gambero Rosso, dopo l'appuntamento romano del 22 luglio al Divinity Restaurant. L'idea è semplice e insieme ambiziosa: mettere i vini di Spinelli accanto a un percorso di pizza d'autore costruito apposta. Abbinamenti giovani, immediati, ma gourmet nella costruzione e nella scelta delle materie prime.

A firmare la tappa fiorentina è Manuel Maiorano, maestro pizzaiolo e patron de La Fenice Pizzeria Contemporanea di Pistoia: prima pizzeria della Toscana e diciottesima d'Italia per la guida 50 Top Pizza, oltre che premio Best Customer Satisfaction. Un orgoglio pistoiese che a Firenze, però, gioca in casa: la Butterfly Terrace ospita Butterfly Contemporary Pizza, il suo progetto fiorentino. È durante l'aperitivo che incontro Vincenzo Spinelli. All'inizio appare impacciato, quasi timido. Ma basta spostare il discorso su quella che più che una passione è una ragione di vita, perché lo sguardo si accenda e il racconto si faccia caloroso, quasi da farti sentire parte della famiglia. Parla con orgoglio del legame della cantina con il territorio, consolidato negli anni dal rapporto con dodici contadini che forniscono le loro uve in esclusiva. E spiega la doppia direzione dell'azienda: da una parte Terra d'Aligi, che tiene il filo diretto con la tradizione; dall'altra una visione nuova, soprattutto sui bianchi, costruita con l'enologo trentino Enrico Paternoster, «rubato al........

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